Studenti e ricercatori

Il futuro dei dottori commercialisti passa dalla specializzazione

di Benedetta Pacelli

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Il commercialista guarda oltre il 730. E punta a sbarcare su mercati meno tradizionali e più inesplorati per la professione: dalla consulenza in materia di lavoro o in ambito immobiliare al terzo settore, dal no profit all’internazionalizzazione fino alla prevenzione delle crisi d'impresa.
Addio, quindi, al professionista identificato solo come l’esperto del fisco e delle tasse, perché il commercialista guarda oltre e si ritaglia nuove specializzazioni, legittimate anche da una formazione ad hoc.
Va in questa direzione infatti il progetto del Consiglio nazionale di categoria finalizzato alla creazione delle Scuole di Alta formazione che nel tempo possano anche rilasciare i titoli di specializzazione riconosciuti per legge.

I numeri della professione
Calano i redditi pro capite, con una forbice che si fa sempre più ampia tra quelli del Nord e quelli del Sud, ma soprattutto cala il numero dei praticanti. Il rapporto 2015 messo a punto dalla Fondazione nazionale della categoria conferma lo stato di sofferenza della professione, per quanto comunque ci sia una crescita degli iscritti over 40. Nel 2014 i commercialisti sono aumentati dell’1%, arrivando a toccare quota 116.245, con un tasso di crescita più elevato tra gli ordini del Nord (+1,6%) rispetto a quelli del Centro (+06%) e del Sud (+0,7%).

Segno meno anche sul fronte dei redditi pro capite
Il rapporto, infatti, elaborando la media reddituale tra gli iscritti alla Cassa dottori e gli iscritti alla Cassa ragionieri, certifica, per il secondo anno consecutivo, un calo dei redditi professionali nominali (-1,3%) e di quelli reali, calcolati cioè al netto dell’inflazione (-3,2%). Un trend negativo che prosegue da anni.

Il futuro è nella specializzazione
E di fronte al calo del numero sui praticanti, che per il presidente nazionale del Cndcec Gerardo Longobardi è «probabilmente sintomo del fatto che l’appeal della professione presso i giovani sta calando», la categoria non è stata a guardare e «partendo dalla consapevolezza di questa situazione ha messo in campo le scuole di alta specializzazione della categoria. Un progetto sul quale stiamo investendo molto e che si concentrerà anche su settori che possono essere un innovativi per la professione come la finanza innovativa o il terzo settore, e in attività strategiche come l’internazionalizzazione e la prevenzione delle crisi d’impresa».

Le scuole di specializzazione
Le Saf completeranno il quadro dell'offerta formativa per i commercialisti, puntando a definire i caratteri tecnico - culturali della professione del futuro. Non solo, perché intenzione del Consiglio nazionale è quella di avviare il percorso per il riconoscimento a livello legislativo dei titoli di specializzazione, all'interno della legge sull'ordinamento professionale. «Stiamo lavorando - ha concluso Longobardi - affinché nell'ambito del lavoro organico di revisione del nostro ordinamento professionale venga contemplata la possibilità che le attestazioni rilasciate al professionista all’esito dei corsi organizzati dalle Saf possano essere equiparate anche per noi ai titoli di specializzazione».


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