Pubblica e privata

Tecnopolo, a maggio partono i cantieri

di Giovanna Mancini

Entro fine maggio lo «Human Technopole, Italia 2040» – il progetto per la creazione di un polo scientifico dedicato alla ricerca avanzata nei campi della salute e della biomedica – sarà non soltanto un progetto su carta, ma un cantiere in costruzione.

Lo ha assicurato il premier Matteo Renzi, ieri a Milano, durante la presentazione ufficiale del progetto che lui stesso aveva annunciato tre mesi e che oggi ha assunto ossatura e obiettivi definiti, con un piano scientifico e finanziario, messi a punto in questi tre mesi da un team di esperti coordinati dall’Istituto italiano di tecnologia di Genova (Iit), insieme a tre università milanesi (Statale, Politecnico e Bicocca). Lo Human Technopole occuperà, a regime, almeno 30mila metri quadrati (di cui 24mila destinati a uffici e laboratori) dell’area di Expo (un milione di metri in totale) e ospiterà oltre 1.500 dipendenti, tra scienziati, studenti e amministrativi. Sette i centri di ricerca principali, e tre le «Facilities» condivise, specializzati negli ambiti della genomica di base, malattie neurodegenerative, agroalimentare e nutrizione, big data, scienza della vita e nanotecnologie. Obiettivo: sviluppare ricerca e soluzioni per la prevenzione e la cura del cancro e le malattie neurogenerative attirando a Milano i migliori talenti da tutto il mondo biologi, fisici, biotecnologi, ingegneri, matematici, medici, chimici, nutrizionisti), o facendo rientrare quelli che hanno lasciato l’Italia per mancanza di opportunità. La fase di start up durerà tre anni, dopodiché ci sarà una prima valutazione da parte di un panel di esperti internazionali.

La prospettiva
Ma la prospettiva del progetto, perché possa raggiungere gli obiettivi, è di almeno 25 anni. Si tratta, precisa infatti il direttore scientifico dell’Iit Roberto Cingolani, «di una visione, un progetto a maglie larghe, suscettibile delle trasformazioni e delle integrazioni che verranno grazie al coinvolgimento nel tempo di nuovi soggetti, pubblici e privati, nel progetto». La sfida dello Human Technopole è non solo aggregare in un unico luogo le eccellenze italiane già esistenti, ma attrarre inoltre i migliori cervelli da tutto il mondo, attraverso call internazionali per selezionare 100 nuovi scienziati.

La sfida
La scommessa è però ancora più ambiziosa, ha ricordato il premier Renzi: dare a Milano, sulla scia del successo di Expo 2015, la «guida del cambiamento in Italia, e restituire all’Italia il suo ruolo in Europa». Parole confermate dal ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina: lo Human Techonopole dovrà «collocare l’Italia al passo degli altri grandi Paesi nel campo in particolare delle scienze della vita. In questo sforzo c’è tutto il carico dell’eredità di Expo». Proprio a Milano, ha ricordato Cingolani, «ci sono le migliori competenze in Italia per la ricerca nel campo della salute». Competenze che devono mettersi insieme per dare forza al progetto, che è frutto del lavoro di un team, «il gruppo Milano»: insieme all’Iit e alle tre università, che costituiscono il comitato di indirizzo, hanno lavorato al piano anche centri di ricerca, fondazioni e ospedali. Del gruppo fanno parte l’Istituto europeo di Oncologia, l’Istituto nazionale tumori, Humanitas, l’Istituto neurologico Besta, l’Ospedale San Raffaele, l’Istituto di ricerche farmacologiche Negri, l’Isi di Torino, la Fem di Trento, il Cineca e il Crea. Lo sforzo nei prossimi mesi e anni sarà mettere in rete tutti questi soggetti e competenze.

Le risorse
Per riuscirci, il progetto avrà bisogno di risorse umane, economiche e infrastrutturali adeguate, ha ricordato Cingolani. Tradotto in cifre, prendendo come riferimento le poche esperienze simili nel mondo, lo Human Technopole avrà bisogno, a regime, di circa 150 milioni l’anno per almeno dieci anni. «Un finanziamento stabile e sul lungo periodo è requisito fondamentale – ha concluso Cingolani –. Così come lo sono tempi certi e rapidi: se si parte fra due anni, questo progetto non sarà più attuale e andrà rivisto». I soldi ci sono, ha risposto il premier, con i primi 150 milioni (di cui però solo 80 destinati al progetto in senso stretto) già stanziati dal decreto Happy days del novembre scorso. E per i tempi Renzi ha assicurato: «Fra tre mesi vedremo i primi cantieri del Tecnopolo». Cantieri che, suggerisce il team di esperti, potrebbero essere accelerati, riducendo anche i costi di realizzazione, utilizzando una parte dei padiglioni Expo già esistenti (si veda la cartina a fianco): con un investimento di circa 22 milioni di euro per riadattarli, sarebbe possibile partire in tempi brevi.

Il ruolo dei privati
Infine, fa notare Cingolani, perché funzioni il progetto necessita di un masterplan: «Accanto allo Human Technopole abbiamo bisogno del Campus della Statale, dell’acceleratore di Assolombarda, e di progetti pubblici e privati capaci di attrarre le aziende e i giovani. Solo così si può costruire un grande polo aggregatore di eccellenze internazionali». Il Tecnopolo, del resto, andrà a occupare solo una piccola parte dell’ex area Expo. A questo proposito, fondamentale sarà il coinvolgimento dei privati: tra le realtà che hanno manifestato interesse a far parte a vario titolo del progetto ci sono Ibm Research e Nestlè. Ma contatti sono stati presi anche con associazioni di categoria, l’Inail, la Camera di Commercio di Milano, il Cnr, il ministero della Salute e numerose fondazioni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA