Pubblica e privata

La sfida aperta degli altri 470mila metri

di Sara Monaci

Un primo progetto c’è, ed è quello presentato dall’Iit di Genova. Ancora però manca da riempire lo spazio rimanente. Considerando che l’area dell’Expo è grande poco più di un milione di metri quadrati; che la metà dei terreni dovrà essere lasciata verde come stabilito dal Comune di Milano; che l’istituto genovese occuperà uno spazio di circa 30mila metri quadrati, cosa sorgerà nei restanti 470mila metri quadrati?

La sfida, come sottolinea lo stesso Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Iit, è proprio questa: non tanto far crescere un nuovo laboratorio, ma mettere in rete più centri di ricerca, aziende e poli universitari. Lo ribadisce dal palco del Piccolo teatro di Milano, dove ieri è stato presentato il progetto. I punti su cui avere sicurezza per attirare gli investimenti italiani e esteri sono: una legge finanziaria stabile, la certezza della logistica e il masterplan dell’università Statale di Milano e delle industrie interessate ad arrivare.

I nodi del progetto sono appunto questi. Per quest’anno sono stati messi sul piatto dal governo 150 milioni, di cui 50 per entrare nella società Arexpo, proprietaria dei terreni, 80 per il progetto dell’Iit e altri 20 per saldare i conti della sicurezza dell’evento universale. Mesi fa il premier Matteo Renzi, dallo stesso palco, aveva parlato di un finanziamento stabile di 150 milioni all’anno per almeno 10 anni. Ovviamente si tratta della questione fondamentale, e Cingolani ricorda che occorre mettere nero su bianco l’impegno per il futuro, per dare certezza alle imprese interessate.

La logistica, ovvero i tempi di smantellamento dell’Expo e l’infrastrutturazione dell’area, sono questioni meno preoccupanti, considerando che i collegamenti sono stati organizzati già per l’evento universale e che molte opere sono state ultimate. Bisognerà però modificare la destinazione d’uso dell’area e fare ulteriori lavori.

Inoltre c’è l’università Statale, il cui rettore Gianluca Vago aveva già dichiarato l’intenzione di trasferire qui le facoltà scientifiche (esclusa medicina), occupando un’area da 200mila metri quadrati, con 16mila studenti. Per questa operazione dovrebbe però avere un finanziamento bancario (si era parlato mesi fa del possibile intervento di Cassa depositi e prestiti) e vendere immobili di proprietà, per un’operazione del valore complessivo di 300 milioni. Tutto ancora da definire. Infine: al momento le aziende si mostrano interessate, ma senza certezze nessuna si dice disponibile a spostarsi nei terreni di Rho.

Oltre al progetto, ci sono poi da considerare gli scenari politici. Il Comune di Milano, che determina la destinazione d’uso dell’area, va verso le elezioni amministrative. Da giugno ci sarà un altro sindaco, un’altra giunta e un altro consiglio. Non sono pertanto da escludere dei rallentamenti. Il centrosinistra propone come candidato l’ex commissario Expo Giuseppe Sala, che ha tutto l’interesse a mantenere gli stessi uomini dentro il cda di Arexpo, di cui proprio il Comune è azionista, nel segno della continuità politica. Il centrodestra propone Stefano Parisi, che potrebbe scegliere un’altra strada e avere altre priorità.

Nei prossimi giorni intanto dovrebbe essere pronto il decreto con cui si definirà nel dettaglio l’ingresso del ministero dell’Economia e delle finanze dentro Arexpo, che sta cambiando governance proprio per facilitare il progetto dello Human Technopole. La data potrebbe essere il 29 febbraio, giorno dell’assemblea dei soci della società. Un perito del tribunale stabilirà il valore esatto delle quote, ma al momento si ipotizza che il Mef acquisirà con un aumento di capitale da 50 milioni il 40% delle quote. Gli altri due azionisti di riferimento saranno il Comune di Milano e la Regione Lombardia.


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