Studenti e ricercatori

I numeri del piano ricercatori del Miur: la metà va negli atenei del Nord

di Marzio Bartoloni

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Qual è l’impatto sulle università del nuovo piano straordinario ricercatori 2016 appena varato dal Miur? Vale «solamente» l’1,80% rispetto all’attuale organico di ordinari, associati e ricercatori. Con uno sbilanciamento tutto a favore del Nord dove finisce praticamente la metà (409) di tutto il contingente di nuove assunzioni. A fare i conti dopo il via libera agli 861 nuovi ingressi di ricercatori di «tipo b» - quelli che possono poi accedere al primo gradino della docenza come professori associati - è l’Unione degli universitari italiani

I numeri del Piano
Il modello di riparto delle nuove risorse è basato - così prevede il decreto firmato dal ministro Giannini - su due specifici indicatori: la valutazione della qualità della ricerca (pesa per il 75%) e le politiche di reclutamento (25%) così come valutate dalle pagelle dell’Anvur. Gli effetti? 409 ricercatori di «tipo b» andranno alle università del Nord, 206 alle università del Centro, mentre solo 245 verranno assunti nelle università del Sud. L’impatto medio di questo piano ricercatori sarà dell’1,80% rispetto all’attuale organico di ordinari, associati e ricercatori, con percentuali che variano dal 1,18% dell’università di Messina al 3,14% dell’Orientale di Napoli (equivalente in realtà a 5 Rtd-b). Dal 2010 a oggi - calcola l’Udu - sono stati persi nelle università i ben 7503 tra ricercatori, professori associati e ordinari, che non sono stati sostituiti a causa dei tagli, della critica ripartizione dei punti organico, e del blocco del turnover. Se si guarda meglio all’impatto del piano sul numero di docenti persi dagli atenei si nota - avverte ancora lo studio dell’Udu - come al Nord si “ammortizzerà” il calo dei docenti degli ultimi 5 anni per il 14,76%. Questo rapporto è del 9,62% nelle università del Centro e del 9,49% nelle università del Sud. Questa percentuale arriva addirittura a percentuali drammatiche nelle Isole: 7,6% a Cagliari, 6,35% a Palermo, 5,4% a Catania, 4,98% a Messina.

Le critiche degli studenti
«Il Governo - dichiara Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell'Udu - vanta questo provvedimento in ottica esclusivamente propagandistica» quando in realtà secondo gli studenti universitari «questo modello di riparto fornisce agli atenei infime possibilità di reclutamento e prosegue una serie di politiche universitarie fortemente penalizzanti per il Sud». «L’assenza di logiche strategiche e di fabbisogno, miste al sistema di valutazione della Vqr, che mira esclusivamente a punire e allocare, secondo un presunto merito, delle risorse, che in realtà sono quote inferiori di tagli, mostrano, dietro agli artifici retorici - prosegue Dionisio - quale sia il reale obiettivo del Governo: ridurre il numero di università in giro per il Paese, senza concedere risorse reali e abbattendo il sistema universitario nel Mezzogiorno, desertificandolo dal punto di vista culturale ed economico e passando attraverso la negazione stessa dell'accesso innalzando barriere economiche, sociali o introducendo direttamente una programmazione degli accessi».


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