Studenti e ricercatori

Ecco l’effetto del nuovo Isee: calano del 7% i beneficiari di borse e altri servizi

di Marzio Bartoloni

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Arriva la prima fotografia nitida dell’effetto del nuovo Isee sul diritto allo studio. Nei giorni scorsi il ministero del Lavoro, durante un’audizione alla Camera dei deputati, ha depositato un breve studio che passa al setaccio le quasi 900mila dichiarazioni sostitutive uniche presentate per l’accesso alle prestazioni: dalle borse di studio alla mensa, dall’alloggio ai trasporti. Ebbene in un anno l’effetto pratico delle nuove regole è un calo del 7% della platea dei beneficiari, dovuto in particolare al peso del patrimonio (mobiliare e immobiliare) sull’indicatore utilizzato per accedere alle prestazioni agevolate. Dallo studio emerge anche come le famiglie degli universitari siano in media più “ ricche” rispetto al resto della popolazione: metà delle famiglie degli universitari ha infatti un Isee superiore a 20mila euro

L’effetto del nuovo Isee
Lo studio illustrato da Raffaele Tangorra, Direttore generale per l’inclusione e i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese del ministero del Lavoro, durante un’audizione in commissione Cultura della Camera prova a valutare - pur con tutte le cautele del caso - l’impatto delle nuove regole per calcolare l’Isee sull’accesso alle prestazioni per il diritto allo studio. Prendendo come soglie di accesso quelle massime previste per legge - per l’Isee 21mila euro e per l’Ispe (l’indicatore del patrimonio) 35mila euro - emerge come la «popolazione sotto entrambe le soglie nel 2014 era il 56%» tra tutti coloro che avevano fatto domanda per ottenere uno o più servizi legati al diritto allo studio. Nel 2015 questa platea si restringe invece al 49%, con «una differenza cioè del 7%», avverte lo studio del ministero del Lavoro. La breve indagine fa anche un passo in più facendo lo stesso confronto tra i due anni ma usando le vecchie regole dell’Isee per il 2015 invece che le nuove. Anche in questa occasione la platea si riduce «a poco più del 54%». «In altri termini - spiega lo studio -, circa un quarto della riduzione della platea è con ogni probabilità dovuta all’emersione di valori precedentemente non dichiarati». «Per il resto l’effetto dominante - continua il ministero del Lavoro - è quello dell’Ispe». Insomma il patrimonio (case e conti correnti e altri valori mobiliari) fanno la differenza. L’indagine è ancora più dettagliata perché precisa subito dopo che per circa il 3% degli universitari in più - al netto dell’emersione di redditi in più - «è l’unica causa di superamento delle soglie e ciò spiega oltre il 40% della differenza tra le platee 2014 e 2015». Per il restante 2% lo sforamento è di entrambe le soglie, «ma è comunque l’effetto della maggiore valorizzazione del patrimonio nell’Isee».

Gli Isee universitari sono più “ricchi”
L’analisi delle dichiarazioni sostitituive uniche (le Dsu) consente anche di avere un sommario identikit dei redditi delle famiglie degli universitari. Redditi che sono nettamente superiori al resto della popolazione che ha presentato un Isee, confermando quanto detto da altre indagini e cioè che normalmente all’università si iscrive soprattutto chi proviene da famiglie normalmente con redditi medio-alti. «Per quanto la “popolazione Isee” non sia assimilabile alla popolazione “povera” - avverte l’indagine del ministero del Lavoro -, indubbiamente proprio gli universitari rappresentano il segmento più “ricco”». Le famiglie degli universitari hanno infatti valori Isee più alti: «La mediana e la media sono tra gli universitari circa doppie rispetto al complesso della popolazione Isee (rispettivamente 18.740 e 21.042 a fronte di 7.747 e 11.312 euro)». A conti fatti circa metà delle famiglie degli universitari ha un Isee superiore a 20mila euro a fonte del 10% del resto della popolazione.


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