Pubblica e privata

In Emilia parte il piano per la ricerca industriale da 35 milioni

di Ilaria Vesentini

Parte in Emilia-Romagna la prima infornata di 490 ricercatori che lavoreranno su 40 progetti strategici di ricerca industriale finanziati dalla Regione con 35 milioni di euro e che saranno realizzati dai laboratori pubblici della via Emilia in stretta collaborazione con le imprese del territorio. Ma nel giro di un paio di mesi il numero di assunzioni di cervelli salirà a quota 800, perché sono in arrivo i risultati di un secondo bando per sostenere ricerca e sviluppo hi-tech riservato alle aziende private, con una dotazione di ulteriori 31 milioni di euro.

La graduatoria ufficializzata ieri da Viale Aldo Moro dei progetti di ricerca industriale veicolati dalla Rete Alta tecnologia dell’Emilia-Romagna - il network di laboratori e centri ricerca universitari e pubblici - e che coinvolgeranno 161 imprese è infatti solo il primo step dell’azione complessiva da 66 milioni di euro annunciata la scorsa estate dal presidente regionale Stefano Bonaccini, grazie ai fondi del Por Fesr 2o14-2020. L’inizio di un nuovo capitolo nella storia delle politiche regionali per la ricerca e l’innovazione - spiegò allora il governatore - mirate a irrorare la competitivà del sistema-Emilia a 360 gradi.

«Qui si parla di progetti concreti con ricadute produttive dirette che vedono la nostra rete pubblica di ricerca parte proattiva nel rafforzare l’eccellenza tecnologica e la sperimentazione di filiere e distretti. Ogni progetto prevede il partenariato con almeno due imprese insediate in Emilia-Romagna - sottolinea l’assessore alle Attività produttive Palma Costi - e i nuovi cervelli lavoreranno per aumentare la competitività delle nostre fabbriche in cinque ambiti individuati dalla nostra Strategia di specializzazione intelligente, ossia quelli con le migliori prospettive di sviluppo: agrifood, costruzioni, scienze della vita, meccatronica e motoristica, industrie culturali e ricreative». Si va da progetti per la sicurezza alimentare e l’agricoltura di precisione agli edifici intelligenti, dalle tecnologie digitali per tutelare il patrimonio artistico ai biosensori nel biomedicale, da interventi per la manifattura 4.0 alla mobilità elettrica.Il plafond regionale di 35 milioni coprirà circa il 70% delle spese tra costi del camici bianchi e materiali necessari per la ricerca. «La partecipazione a entrambi i bandi è stata molto alta - aggiunge l’assessore Costi - a conferma che negli anni questo territorio è riuscito a costruire un sistema di ricerca industriale sinergico, tra pubblico e privato, di grande qualità. Nuovi prodotti, nuovi processi e nuovi servizi sono l’unica risposta a mercati globali sempre più complessi e i ricercatori diventano le figure chiave per la competitività delle nostre imprese».

I 98 progetti ammessi a questo primo bando (di cui solo i primi 40 in graduatoria saranno finanziati) sarebbero in grado di per sè di attivare un migliaio di nuovi contratti di ricerca, con investimenti per oltre 100 milioni di euro. Soddisfatto il presidente Bonaccini, che ricorda come la sua giunta sia riuscita«prima in Italia, a ottenere il via libera a tutti i 2 miliardi e mezzo dei fondi europei al 2020 e a mobilitare già quasi 1,8 miliardi dalla firma del Patto per il lavoro firmato la scorsa estate ». Patto che punta a creare 120mila nuovi posti di lavoro e a portare la disoccupazione al 4,5%, dimezzandola, entro il 2020.E sempre ieri è arrivata la notizia che l’Emilia-Romagna, con la sua Rete dell’Alta tecnologia, sarà project leader del progetto di ricerca europeo Inkrease, volto a selezionare e rafforzare l’internazionalizzazione dei network locali di innovazione, promuovendo in Ue collaborazioni trasversali tra le comunità dei ricercatori .


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