Studenti e ricercatori

Voto di laurea degli aspiranti medici: «Giusto uniformarlo, ma senza penalizzare gli studenti»


Non si possono cambiare in corso d'opera le regole di calcolo del voto di laurea. E le nuove regole varate il 30 novembre 2015 dalla conferenza permanente dei presidenti di consiglio di corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia non possono avere valore retroattivo. È questa la posizione espressa da Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari.
Alla fine dello scorso anno la conferenza permanente dei presidenti di consiglio di corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia spinta dall'esigenza di uniformare il meccanismo di calcolo del voto di laurea in tutte le sedi anche in conseguenza della valenza che tale punteggio ha assunto nel calcolo del punteggio per l’ammissione alle scuole di specializzazione, ha approvato all'unanimità una mozione con l'intento di far adottare già dalla sessione di luglio 2016 un metodo uniforme.
«Il metodo elaborato e votato dalla Conferenza - dichiara Dionisio - presenta numerose problematiche, prima fra tutte il fatto che non è pensabile modificare le “regole del gioco” in corso d’opera. Questo meccanismo di calcolo non può, infatti, avere valore retroattivo, andando ad incidere positivamente o negativamente sul percorso scelto dagli studenti sulla base di regole diverse». Continua Dionisio: «Siamo contrari anche al criterio della premialità sulla base di criteri come la tempestività della laurea e la partecipazione a scambi internazionali. Significherebbe non tenere conto affatto della realtà universitaria: con un sistema di diritto allo studio sottofinanziato, se non addirittura inesistente, molti studenti sono costretti a lavorare per mantenersi agli studi, impiegando conseguentemente più tempo, mentre sono pochissimi gli studenti che possono permettersi di andare all'estero. Assegnare “punti bonus” sulla scorta di questi parametri significa distinguere il voto finale anche in base alle possibilità economiche di partenza».
Conclude il coordinatore dell’Udu: «Non riusciamo a comprendere come tali decisioni vengano prese in tavoli di riunione che potremmo definire quasi informali, visto il riconoscimento giuridico che ha tale Conferenza. Ancora una volta non sono stati coinvolti i destinatari ultimi di questa ipotetica mozione: gli studenti. Pur condividendo l'intento di uniformare il meccanismo di calcolo del voto di laurea, condanniamo profondamente questo metodo tutt'altro che inclusivo».


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