Studenti e ricercatori

Studenti «nativi digitali» ma ancora lontani dal fare impresa

di Barbara Bisazza

Studiano all’università, «smanettano» sui computer e chattano sui social. Ma se si parla di cosa significhi «cloud» in informatica, vanno in crisi: lo sanno solo in 12 su cento. Inoltre, termini come «fatturazione elettronica» o «big data» sono abbastanza oscuri a tre studenti su quattro; va meglio con “mobile advertising”, che il 38% sa tradurre come messaggistica pubblicitaria su tablet o telefonini. La fotografia delle capacità digitali e della sensibilità imprenditoriale degli studenti universitari italiani è stata scattata da una ricerca (che viene presentata oggi a Roma) condotta da University2Business, società del Gruppo Digital360 nata dall’esperienza di un gruppo di docenti universitari e professionisti del mondo digitale.

La ricerca
In particolare, sono state investigate quattro aree: le conoscenze teoriche sull’innovazione digitale applicata al business, l’esperienza concreta nel mondo digitale, le competenze di sviluppo del software e l’approccio imprenditoriale (teorico e pragmatico).
La ricerca, condotta tra novembre e gennaio scorsi su oltre 2.200 studenti rappresentativi dell’intera popolazione studentesca universitaria italiana (1,6 milioni), non evidenzia grandi differenze tra le facoltà, fatta eccezione per gli informatici, più preparati per esempio sulle definizioni di “cloud” e “big data”.
Gli studenti universitari italiani di oggi sono i primi «nativi digitali», e questo un po’ si vede misurando la loro esperienza sul campo: circa uno su cinque ha fatto qualcosa di progettuale su Internet, anche se nella maggior parte dei casi la professionalità applicata è molto bassa e i risultati sono minimi. Per esempio, il 13% degli studenti dichiara di avere un proprio blog o sito, ma solo uno su due aggiorna i contenuti almeno una volta alla settimana. Il 17% degli studenti ha un proprio canale YouTube, il 23% dichiara di gestire una pagina Facebook oltre a quella del proprio profilo personale, il 36% ha usato almeno una volta Internet per vendere qualcosa di proprio.

Luci e ombre
«Il quadro che emerge dalla ricerca, unica nel suo genere in Italia, è dicotomico», commenta Andrea Rangone, ad del Gruppo Digital360. «In positivo - spiega - emerge un drappello di studenti universitari che hanno capito bene l’importanza di saper utilizzare in modo proattivo e progettuale le tecnologie digitali e l’importanza di essere imprenditoriali. Tra questi, non mancano studenti che stanno portando avanti concreti progetti digitali o vere e proprie start up». Il 10% degli studenti dichiara di saper sviluppare software, il 20% di stare imparando; di questi ultimi, quasi la metà lo fa autonomamente e non all’università. Economisti e informatici alzano la media, come pure i maschi rispetto alle femmine, ma il desiderio di “fare impresa” riguarda comunque oltre uno studente su tre. Il problema è passare dal dire al fare.
«La maggioranza degli studenti - conclude Rangone - si affaccia ancora al mondo del lavoro con una scarsa conoscenza della trasformazione digitale in atto nell’economia, con un approccio passivo al mondo digitale e con una scarsa sensibilità imprenditoriale . University2Business, con il progetto “Il futuro è oggi: sei pronto?” punta a colmare almeno in parte questo gap, giocando un ruolo strategico di liason tra studenti e imprese».


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