Studenti e ricercatori

I nostri cervelli (soprattutto donne) tra i migliori nell’Ue e dall’estero nessuno sceglie l’Italia

di Marzio Bartoloni

I cervelli italiani si confermano tra i più bravi, anzi le nostre scienziate battono addirittura tutte le altre colleghe in Europa per fondi vinti. Siamo terzi, insieme alla Francia, per numero di progetti finanziati nell’ultimo prestigioso bando del Consiglio europeo della ricerca (Erc) che ha assegnato quasi 600 milioni a 302 scienziati top provenienti da quasi tutto il mondo. Di questi 30 sono italiani: 12 hanno deciso di restare nei nostri laboratori mentre 18 hanno già fatto le valigie e spenderanno con il loro team di ricerca i fondi dell’Erc nei laboratori di altri Paesi. Un fatto questo di per sé normale perché la scienza non ha confini e la mobilità nella ricerca è anche sana. Peccato però che praticamente nessuno viene in Italia a fare la ricerca: in questo bando solo una ricercatrice straniera ha scelto l’istituto Firc di oncologia molecolare di Milano. Mentre tra i 67 ricercatori che hanno deciso di fare ricerca in Inghilterra ben 43 vengono da un altro Paese.

Il bando «Consolidator grant»
La call dell’Erc si chiama «consolidator grant» e premia con 585 milioni scienziati già nel pieno della loro carriera con fondi cospicui - fino a 2 milioni di euro a progetto - per le loro ricerche. Fondi che servono a pagare studi di durata triennale che coinvolgono tra collaboratori, dottorati e studenti che si specializzano oltre 2100 scienziati. Tra i 302 progetti selezionati dall’Erc (il 15% di quelli arrivati) c’è un po’ di tutto: dai nuovi metodi per controllare i virus trasmessi dagli insetti, come la Zika che sta imperversando in Sud America, alla costruzione di celle di combustibile ultra leggere fino al potenziamento delle ossa per evitare l’osteoporosi (una ricerca, questa, firmata da una italiana del Politecnico di Torino). Su questo bando i ricercatori italiani posso vantare ottimi risultati: con 30 progetti siamo terzi insieme alla Francia, dopo la Germania (48 grant) e l’Inghilterra (32 ). Da segnalare anche le grandi performance delle nostre scienziate: non solo tra i 30 vincitori italiani ci sono più donne che uomini (16 a 14). Ma nel confronto.con gli altri Paesi le italiane sono al primo posto, prima di tedesche (13 progetti), inglesi (10) e olandesi (9). Come detto dei 30 cervelli italiani 18 faranno le loro ricerche in un altro Paese. Le mete più gettonate sono tra i nostri scienziati sono Olanda (5) e Inghilterra (3).

Pochi in Italia,  stipendi troppo bassi
Il bando dell’Erc mostra come ci sia una grande mobilità tra Paesi europei nello scambio dei ricercatori. Con Inghilterra e Germania Francia e Olanda tra le mete più gettonate tra i super-cervelli. Ma quanti ricercatori europei e non solo (il bando è aperto anche a extra europei a condizione che vengano poi in Europa a fare la ricerca) hanno scelto l’Italia? Uno solo: si tratta della biologa rumena Dana Branzei che dopo tanti anni di studio in Giappone ha scelto di lavorare al l’Ifom di Milano dove dirige il laboratorio dedicato allo studio dei meccanismi di riparazione del Dna. Un risultato modesto che mostra come l’Italia si confermi tra i Paesi migliori nel formare i ricercatori, ma poi incapace di attrarne dall’estero. Un problema sicuramente di strutture e scarsi finanziamenti, ma non solo. A fare la differenza sono anche gli stipendi: quelli italiani sono troppo bassi, spesso la metà di quelli del Nord Europa. Come convincerli dunque a venire da noi? «Pagandoli di più », avverte Fernando Ferroni che guida l’Istituto nazionale di fisica nucleare: «Ogni anno abbiamo deciso di bandire 50 post doc per giovani ricercatori stranieri che vogliano svolgere la loro ricerca nei nostri laboratori, che un qualche prestigio lo hanno e riceviamo più di 10 volte le richieste dei posti offerti». Tra gli elementi discriminanti c’è anche lo stiopendio: «Offriamo 40mila euro annui contro i 20mila euro dei nornali assegni di ricerca italiani».


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