Studenti e ricercatori

Fisioterapista: una professione sanitaria gettonata in cerca di qualità

di Benedetta Pacelli

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Occupati sí, ma sottoccupati pure. Perché, nonostante sempre più cittadini ricorrano al fisioterapista, questa attività professionale non è ancora considerata un servizio essenziale per il servizio sanitario nazionale. E quindi neanche il suo professionista di riferimento. Per questo, dicono gli addetti ai lavori, bisogna puntare sulla qualità e la quantità del servizio, ripartendo però dalla formazione universitaria che nel futuro non può che essere una laurea magistrale.

Alcuni dati
Eppure con i circa 55mila soggetti censiti dall’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi), quella che viene annoverata tra le professioni sanitarie non mediche, non solo rappresenta l’8,4% dei circa 650mila operatori di tutte le 22 professioni professioni sanitarie, ma sembra garantire un'occupazione certa, al primo posto di un ideale podio tra le categorie affini.
Non è un caso, quindi, che susciti l’attrattiva tra le giovani generazioni sia immutata nel tempo. Basti pensare che la richiesta di ammissione da parte degli studenti per l'anno in corso é stata di 28.740 domande sui 2.169 posti messi a bando. Ma il numero di questi professionisti è destinato a salire sempre di più vista l’entrata in vigore da gennaio 2016 della tessera professionale europea (direttiva europea 55/13) per i fisioterapisti (accanto a farmacisti, infermieri, guide alpine, e agenti immobiliari) una procedura elettronica per il riconoscimento delle qualifiche europee che punta a facilitare la mobilità tra i professionisti all’intero degli stati membri. Una possibilità che, numeri alla mano, sembra essere particolarmente gradita a questi professionisti che solo nel 2015 sono arrivati in Italia in circa 160. Per questo però, secondo gli addetti ai lavori,sono necessari paletti di qualità.

L’albo che non c'è
Per questo (ma non solo) i rappresentanti di categoria, da molti anni, chiedono un diverso riconoscimento giuridico attraverso un albo di riferimento. Contro l’abusivismo e a tutela del cittadino. E in realtà il disegno di legge che avrebbe potuto risolvere il problema è pronto dal lontano 2008. Si tratta di un provvedimento, insabbiato più volte nelle sacche del parlamento, che avrebbe dovuto portare a compimento un iter legislativo iniziato con la legge 43/06 che aveva conferito al governo una delega (sempre rinviata) per la nascita di una serie di albi per le 22 professioni sanitarie. Categorie affini ma regolamentate in modo diverso: per infermieri, ostetriche e tecnici di radiologia si trattava di trasformare i collegi e le federazioni esistenti in albi, per tutte le altre 17 di dare una rappresentanza istituzionale inesistente. Il tutto per evitare, come affermano le statistiche, che si incappi nella mani sbagliate visto che per ogni professionista sanitario due non lo sono e operano abusivamente.


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