Studenti e ricercatori

AlmaLaurea: l’84% dei laureati in agraria lavora nel privato

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Chi è e come si è comportato in aula durante gli studi universitari? E dove lavora esattamente? I dati AlmaLaurea scattano la fotografia dell'agronomo: dalle sue caratteristiche formative fino all'appeal riscosso sul mercato del lavoro.

In aula
Sono 74 laureati di secondo livello del 2009 che a cinque anni dalla conquista del titolo lavorano come agronomi. Giovani che hanno conseguito nella totalità dei casi una laurea magistrale biennale iscrivendosi a un percorso di studi del gruppo disciplinare di Agraria e veterinaria (93%). A seguire questa strada sono prevalentemente gli uomini (rappresentano il 78% contro il 40% del complesso), che lavorano sì al Nord (38% contro 48%) ma in misura maggiore anche al Sud (30% contro il 21%) e al Centro (28% contro 23%) dove si registrano percentuali superiori alla media. Si tratta di laureati con alle spalle contesti familiari dove il titolo di laurea è leggermente meno frequente della media (30 su 100 hanno almeno un genitore laureato; è il 32% per il complesso) ma hanno uno status socio-economico abbastanza buono (28 su cento, contro il 20% complessivo).
E all'università come se la cavano? Conquistano il titolo abbastanza in fretta: a 26,5 anni (l’età media è di 27,2 anni per il complesso dei laureati di secondo livello) e nel 91% dei casi al più chiudono i libri entro un anno fuori corso (è l'83% per il complesso); il voto medio di laurea è superiore alla media (109,5 contro 107,6). Nel loro curriculum stage e tirocini compiuti durante gli studi sono un elemento prioritario (59% contro 53% della media), ma anche le esperienze internazionali sono un must (22% contro il 20%.)
E se gli chiedi cosa pensano del percorso universitario concluso, lo promuovono: potendo tornare ai tempi dell’iscrizione, infatti, l'84,5% dei laureati sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso ateneo.

Sul mercato del lavoro
Nella quasi totalità dei casi per gli agronomi l’ingresso nel mercato del lavoro arriva in tempi abbastanza lunghi: la prima occupazione, nonostante in molti abbiano iniziato a lavorare (60%) dopo il conseguimento della laurea, è raggiunta infatti in 8,6 mesi (è 7,1 per i colleghi). A pesare è il fatto che molti agronomi (77%) prima di entrare nel mercato del lavoro si sono impegnati in un’attività di formazione post laurea: in particolare, attività sostenute con borse di studio (24%), stage in azienda (23%) e tirocini e praticantati (22%) ma anche collaborazioni volontarie o corsi di formazione professionale (21%), fondamentali per l’avvio dell’attività libero professionale, intrapresa dal 60% dei laureati ( è il 23% per il complesso). Non a caso su un totale stabile del 72% (è il 70% della media) solo il 12% conta su contratto a tempo indeterminato.
E quando arrivano sul mercato del lavoro? A bene vedere i loro settori di punta sono nel campo soprattutto del privato (84% contro il 73% della media), in particolare, come ci si poteva attendere, nel ramo dell'agricoltura (64% contro l’1%) e della consulenza (24% contro il 17%). Non stupisce quindi che quello che fanno sia abbastanza attinente a quello che hanno studiato (il 65% usa molto le competenze acquisite all'università contro il 51% della media) e che siano soddisfatti del lavoro svolto. A tal punto che, sebbene il guadagno a cinque anni dal titolo non sia proprio altissimo (1.175 euro netti mensili contro i 1.336 euro del complesso), per l’86% degli agronomi il titolo è efficace per svolgere la professione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA