Studenti e ricercatori

La scure di Bruxelles sui ricercatori italiani: no agli assegnisti nei progetti di Horizon 2020

di Marzio Bartoloni

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Per i giovani (e precari) ricercatori italiani le cattive notizie questa volta arrivano da Bruxelles. Dove la Commissione europea in un documento pubblicato lo scorso ottobre ha stabilito che gli assegni di ricerca - e con questi i co.co.co. e co.co.pro. (quest’ultimi però superati dal Jobs act) - in pratica non possono partecipare ai progetti di ricerca europei del programma Horizon 2020 che mette sul piatto quasi 80 miliardi da qui ai prossimi 5 anni. Una decisione che rischia di lasciare fuori tanti giovani cervelli che finora sono riusciti a trovare opportunità di fare ricerca proprio grazie ai fondi Ue. A lanciare l’allarme tra gli altri anche l’eurodeputata Lara Comi (Ppe) che ha già incontrato il commissario europeo alla Ricerca Carlos Moedas («è pronto a negoziare») e annuncia di voler subito informare il ministro Giannini.

Il documento di Bruxelles
Questa vera e propria doccia gelata per i giovani ricercatori è contenuta in un documento tecnico «List of issues applicable to particular countries » diffuso nei mesi scorsi e scaricabile dal portale dei partecipanti del programma Horizon 2020 . Un documento che in sostanza fissa alcuni paletti e divieti per diversi Paesi. Nel caso dell’Italia viene specificato come i contratti a progetto, quelli di collaborazione coordinata e continuativa e appunto gli assegni di ricerca non sono tipologie di contratti ammissibili come costi del personale nei progetti finanziati dal programma Horizon 2020. Una iniziativa grave e un colpo durissimo per l’università e la ricerca italiana dove lavorano tra mille difficoltà oltre 20mila assegnisti di ricerca, alcuni dei quali hanno i contratti coperti anche dai finanziamenti europei.

L’iniziativa dell’eurodeputata Comi
«Secondo la Commissione europea sono ammissibili solo ricercatori con contratto di lavoro dipendente, inoltre la remunerazione si baserà sulle ore di lavoro e non sui risultati. Un passo indietro che accomuna la ricerca a un lavoro impiegatizio», avverte l’eurodeputata Lara Comi del partito popolare europeo (per Forza Italia), tra i primi a segnalare l’anomalia. La Comi ha già incontrato il commissario Ue alla ricerca Moedas: «Gli ho illustrato la questione e si è detto disponibile a negoziare su questo punto su cui il Governo italiano non ha fatto nulla». E proprio per questo l’eurodeputata ha deciso di scrivere una lettera al ministro Giannini: «Chiederò di organizzare un incontro con i tecnici del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per provare a superare questo ostacolo».


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