Studenti e ricercatori

Facoltà di Medicina romena a Enna, il giudice boccia il ricorso Miur: via libera ai corsi

di Rosanna Magnano

Il Tribunale civile di Caltanissetta respinge la richiesta del ministero di bloccare l'attività didattica avviata «senza autorizzazione»

I 50 aspiranti medici italiani che si sono iscritti alla Facoltà di Medicina «rumena» di Enna possono dormire sonni più tranquilli, almeno per ora. Dal giudice civile del tribunale di Caltanissetta è infatti arrivato il disco verde ai corsi di medicina attivati nella città siciliana dall’università romena Dunarea de Jos. Respinte, quindi le tesi del Miur che aveva dato mandato all'Avvocatura di Stato di avviare il procedimento per stoppare i corsi, sostenendo che l'università romena aveva aperto una facoltà in territorio italiano senza alcuna autorizzazione del Miur. Sulla vicenda il ministro Stefania Giannini è intervenuto con parole decise: «L’ordinanza del Tribunale di Caltanissetta è misura cautelare e non entra nel merito. Resta ferma la nostra posizione a tutela della qualità della formazione dei nostri studenti: non c'è qualità senza accreditamento dei corsi di studio e nessun accreditamento è stato riconosciuto all’Università rumena Dunarea de Jos Galati da parte del ministero dell’Università italiana», ha concluso Giannini.

La storia
Il caso della facoltà di Medicina in salsa romena esplose lo scorso settembre. Scatenando un'ondata di polemiche anche da parte dei sindacati medici, come l'Anaao, che paventava il rischio di una «privatizzazione da far west», che di fatto aprirebbe una nuova possibilità di aggirare le normative sui test di ingresso e numero chiuso. Bypassando così sia la programmazione italiana (con tutti i suoi limiti) sia quella europea, osservava Fnomceo.
Ma intanto i corsi proseguono, anzi non si sono mai interrotti, dopo l'inaugurazione del primo anno accademico il 14 dicembre scorso. Nonostante il sequestro dei locali adibiti all'interno dell'ospedale di Enna. Per lo svolgimento delle lezioni sono stati infatti trovati subito dei locali alternativi a 500 metri dall'ospedale.
L'iniziativa gestita dalla Fondazione Proserpina, amministrata da Mirello Crisafulli (esponente del Pd siciliano) si presentava già allora come un'estensione sul territorio ennese della «Dunarea des Jos» di Galaţi in Romania.
E il rettore della stessa Università Dunarea de Jos ha più volte ribadito che a Enna non è stata aperta nessuna filiale, bensì una estensione didattica in aula remota nel rispetto del Trattato per il funzionamento dell'Unione europea: per tale ragione, non necessita di alcun tipo di accreditamento da parte del ministero italiano, in quanto già dotato dei necessari accreditamenti da parte del governo della Romania e dell'Unione europea. E il giudice nisseno ha accolto le tesi dei legali della Dunarea.

Ricorso bocciato
Il Miur aveva chiesto al giudice civile nisseno un provvedimento cautelare d'urgenza «ex articolo 700», contro il Fondo Proserpina Srl, l'Università Kore di Enna, l'Asp di Enna, l'università romena, gli assessorati regionali alla Salute e all'Istruzione. Nel ricorso il ministero sostiene che l'attivazione dei corsi di laurea in convenzione con l'Università rumena costituirebbe un illegittimo aggiramento del divieto reso in precedenza dallo stesso ministero all'attivazione di corsi di laurea e post laurea nel settore medico, ma il giudice ha rigettato il ricorso perchè non sussistono i requisiti dell'urgenza e del grave danno.
Per il giudice «il reale obiettivo del ministero sarebbe quello di impedire il conseguimento (o quantomeno la spendita) del titolo rumeno in Italia» ma osserva motivando il provvedimento di rigetto, che «nel caso in cui il Miur ritenesse che tali titoli non trovino automatico riconoscimento nel nostro Paese, ben potrebbe adottare, nell'ambito delle proprie attribuzioni, un formale provvedimento di diniego di tale efficacia, non risultando necessaria una preventiva pronuncia da parte dell'autorità giudiziaria. Qualora, al contrario, il ministero ritenesse che tali titoli godano del riconoscimento automatico in Italia, mal si comprenderebbe su quale base giustificare la chiesta interruzione dei corsi».
E il giudice ritiene infondato anche «il paventato vulnus nel possibile aggiramento della normativa nazionale in materia di quote annuali massime di ingresso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia e in professioni sanitarie e nella mancata garanzia della qualità degli insegnamenti impartiti».

« Mette infatti appena conto rilevare - si legge nell'ordinanza - che i corsi in questione sono stati attivati da parte dell'Università "Dunarea de Jos" di Galati, ossia da un Ateneo rumeno (in quanto tale non inserito all'interno del sistema universitario italiano), volti al rilascio di titoli da parte della medesima Università, senza alcuna refluenza, dunque, sul sistema italiano delle quote. E ciò tanto ove si ritenesse che nella fattispecie in esame si versi in un'ipotesi di vera e propria "delocalizzazione" dell'attività didattica, quanto nel diverso caso di mera partecipazione da parte di studenti che si trovano in Italia di lezioni tenute in Romania attraverso il sistema della c.d. "aula remota"».
«Prendo atto con soddisfazione della sentenza del giudice di Caltanissetta. E' prevalso il diritto sulle varie opinioni fino ad ora sentite», commenta l'ex senatore del Pd Mirello Crisafulli, presidente del Fondo Proserpina, interfaccia dell'università romena.
Il giudice che ha rigettato il ricorso del Miur ha inoltre condannato il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca al pagamento delle spese processuali sostenute «dalla Fondazione Proserpina e dal Fondo Proserpina s.r.l. (in solido tra loro), dall'Università degli Studi di Enna Kore, dall'Azienda Sanitaria Provinciale di Enna, dall'Assessorato regionale della Salute e dall'Assessorato regionale dell'Istruzione e della Formazione Professionale (in solido tra loro) e dall'Università "Dunarea de Jos", liquidate in 2.190,00 ciascuno, oltre Iva, Cpa e rimborso spese forfettarie nella misura del 15%, come per legge».


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