Studenti e ricercatori

Per il ministero della Salute bastano 7600 aspiranti medici

di Bendetta Pacelli

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Cambia la programmazione degli accessi per i corsi di laurea a numero chiuso. E a medicina il nuovo contingente fissato per il 2016-17 potrebbe non superare quota 8mila. Dunque circa 20% in meno rispetto agli oltre 9500 dell’anno in corso. Un modo per rispondere all'annoso problema dell’imbuto tra formazione generalista e scuole di specializzazione, ma anche per restare in linea con gli standard europei. La cifra che, stando alle indiscrezioni dell'ultim’ora, ammonta precisamente a 7600 posti da mettere a bando, è il risultato del gruppo di lavoro presso il ministero della Salute, capofila per l’Italia, per le cinque professioni di medico, odontoiatra, infermiere, ostetrica e farmacista (le sole fino ad ora armonizzate a livello europeo) del progetto europeo «Joint action health workforce planning e forecasting». Si tratta di un’iniziativa che ha l’obiettivo di elaborare una piattaforma volta alla condivisione e allo scambio, tra gli Stati membri, di buone pratiche e metodologie di previsione, per definire, in modo più puntuale di quanto si faccia ora, il fabbisogno del personale in ambito sanitario.

Fabbisogno del personale in ambito sanitario
Del resto quello della programmazione dei posti, soprattutto per medicina, è un problema che salta all’attenzione ogni anno quando in primavera si decide la programmazione per l’anno accademico successivo: da un lato le Regioni che entro il 31 gennaio di ogni anno sono obbligate a comunicare la propria esigenza di personale, dall’altro le categorie professionali che negli ultimi anni chiedono di diminuire drasticamente il contingente e nel mezzo le università che programmano gli accessi spesso solo in base alle strutture e ai fondi disponibili. Dunque da quest’anno ci sarà una programmazione diversa dei posti in palio almeno per quanto riguarda medicina e saranno i parametri scientifici a pianificare il fabbisogno reale di professionisti della sanità. E di conseguenza a governare anche gli accessi.

Le ipotesi del fabbisogno
Lo steering commetee, cioè il gruppo ristretto di esperti presso il ministero della Salute, ha sviluppato sulla base del modello teorico, alcune ipotesi di calcolo del fabbisogno della professione medica negli anni futuri fino al 2040. Ipotizzando quindi che dal prossimo anno fino a quella data ci sia lo stesso numero di accessi programmati previsti per il 2015-16, quindi 9530, i laureati nel complesso arriverebbero a 212.324, con una media annua di 8493. Se a questo dato si aggiunge poi la capienza formativa post-lauream annuale di 7300 posti, e quindi, si legge nel documento, «ad invarianza legislativa di 182.500 posti nei prossimi 25 anni, si può ipotizzare che oltre ai neolaureati già rimasti nell’imbuto formativo se ne aggiungerebbero altri 30mila circa». Se invece, come propone un secondo modello elaborato, si riduce la percentale degli accessi del 20% portandolo a 7.624, il numero dei laureati complessivi dal 2016 al 2040 risulterebbe pari a 191.493. Considerando poi che la capienza formativa post lauream, con i risparmi ottenuti, potrebbe essere portata a 8500 posti ogni anno, si ipotizzano circa 200-212mila posti nei prossimi 25 anni. E questo numero, si legge nel documento, «sarebbe sufficiente a riassorbire i laureati rimasti nell’imbuto formativo ed a evitare che ne restino altri». Una posizione che oltretutto si accorda con quanto chiede la Federazione nazionale dei medici che sempre in quel tavolo ha proposto «una riduzione del 20% del numero di accessi a partire dal 2016/17», così come un parallelo aumento del numero delle borse di specializzazione che «dovranno essere portate a circa 7mila».


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