Studenti e ricercatori

La cultura conquista Horizon 2020

di Marilena Pirrelli

La cultura e il patrimonio culturale possono intercettare diversi bandi del programma quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. La Commissione europea, infatti, ha inserito in quest’ultima tornata di finanziamenti 2016-2017 molte opportunità per un monte complessivo di 73 milioni di euro, di cui 21 nel 2016 e 52 nel 2017, su 11 call, nove nella Societal Challenge 6 (48 milioni) e due nella SC 5 (25 milioni). Sul patrimonio culturale le scelte seguono gli indirizzi del Report «Getting cultural heritage to work for Europe» che ha suggerito di perseguire tre obiettivi interdipendenti: approccio innovativo alla finanza, agli investimenti, alla governance, alla gestione e ai modelli di business per aumentare l’efficacia del patrimonio culturale come fattore di produzione economica; uso innovativo del patrimonio culturale per favorire l’integrazione, l’inclusione e la coesione sociale; infine, uso innovativo dei beni culturali per consentire uno sviluppo sostenibile dei paesaggi culturali, delle coste e degli ambienti europei.

Per raggiungere questi obiettivi, la Ue finanzierà un ampio spettro di azioni che vanno dalla rigenerazione urbana e rurale, alle memorie storiche e identità europee, al sostegno del paesaggio e delle marine, alla governance inclusiva e all’individuazione di modelli di finanziamento e di business innovativi. Ora questi nuovi bandi rappresentano una vera scommessa: la presenza del patrimonio culturale in Horizon 2020, infatti, è il risultato di un’intensa negoziazione, dove ha svolto un ruolo chiave il Parlamento europeo, e che ha visto in prima linea l’Italia, dal ministero per i Beni e le attività culturali che coordina il Joint programming initiative «Cultural heritage and global change» ai numerosi enti di ricerca sul patrimonio culturale: Cnr, Enea e università. Bisognerà quindi parteciparvi con proposte di qualità, vincerli e produrre risultati, altrimenti si rischia in futuro di ricevere minore attenzione sul tema da parte della Commissione europea e, in ultima analisi, sarà più difficile conquistare ulteriori risorse nelle prossime programmazioni. Per conquistare i bandi non basterà far leva sull’eccellenza italiana nella ricerca in questo settore. Bisognerà agire nell’ambito di reti internazionali.

Destinatari dei bandi sono grandi cartelli di ricerca generalmente composti da partenariati tra organismi pubblici, università e imprese di diversi paesi (almeno tre). Inoltre ogni call registra la partecipazione di centinaia di richiedenti, ma solo poche di queste proposte ricevono un finanziamento, quindi la qualità delle proposte deve essere altissima per avere successo. La ricerca italiana già su alcuni temi si è distinta: l’indagine «I musei come spazi culturali in un’era d’immigrazioni» conclusa a febbraio scorso è stata coordinata dall’Italia, capofila il Politecnico di Milano con costi totali per 3.270.341 euro e un contributo Ue di 2.699.880, (pari all’82,5% del valore) con la partecipazione dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale, quella di Glasgow, quella di Newcastle sul Tyne, il Museum national d’histoire naturelle di Parigi, il Copenhagen institute of interaction design, il nostro Cnr, The Royal College of Art e i Consorzi del Museu d’Art Contemporari de Barcelona. Quindi avanti tutta con ordine sui bandi, senza dimenticare che saranno possibili le sinergie con altri meccanismi di finanziamento (come i fondi strutturali e d’investimento europei Esi).

La Ue sta lanciando progressivamente nuovi bandi nel 2016-2017: alcuni sono stati già aperti, altri saranno aperti il prossimo ottobre, spalmati su molte aree di ricerca, a partire dalla «Societal Challenge 6 – l’Europa in un mondo che cambia - società inclusive, innovative e riflessive» dal titolo: «Capire l’Europa - promuovendo lo spazio pubblico e culturale europeo» con nove call d’interesse per la cultura e il patrimonio culturale e a proseguire con le due call previste nella «Societal Challenge 5 - Azioni sul clima, ambiente, efficienza, delle risorse e materie prime» su «Patrimonio culturale per una crescita sostenibile».


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