Studenti e ricercatori

La proposta del Pd: ai Caf il compito di escludere la vecchia borsa dal calcolo dell’Isee

di Marzio Bartoloni

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L’Isee per conquistare una borsa di studio e tutte le altre prestazioni del diritto allo studio deve essere calcolato direttamente dai Caf escludendo dal reddito del nucleo familiare gli importi di borse o altre prestazioni già avute in passato. Lo chiedono in una interrogazione ai ministri del Lavoro e dell’Istruzione, Università e Ricerca le due deputate del Pd, Manuela Ghizzoni e Donata Lenzi.

Il nodo del calcolo dei benefici dell’anno precedente
L’interrogazione appena presentata ai ministri Poletti e Giannini prova a sciogliere alcuni dei nodi che riguardano l’avvento del nuovo Isee che a detta delle associazioni degli studenti stanno escludendo dal 20 al 30% dei beneficiari di borse di studio dell’anno prima. Sotto la lente delle due deputate - Ghizzoni e Lenzi - è finita la nuova modulistica approntata per il calcolo Isee 2016. Nell’anno in cui verranno erogate maggiori risorse a sostegno del diritto allo studio (l’ultima legge di stabilità stanzia 55 milioni in più) la nuova modulistica non aiuterebbe infatti - avvertono le due deputate - a risolvere tutti i problemi emersi nel primo anno di applicazione della nuova normativa: «Le nuove istruzioni Isee risolvono alcuni aspetti problematici – spiegano Ghizzoni e Lenzi – ma non chiariscono in maniera definitiva uno snodo fondamentale, ovvero il problema relativo all'inclusione nei redditi delle provvidenze provenienti da prestazioni del diritto allo studio universitario, nel caso in cui ci si appresti a fare domanda della stessa tipologia di prestazioni nell'anno successivo». In sostanza, l'ammontare del beneficio di cui si è goduto nell’anno precedente non può contribuire ad accrescere il reddito su cui si calcolerà il diritto al beneficio nell’anno in corso. Il principio è sancito dal Dpcm del 2013 e la stessa Inps ha risposto nei medesimi termini agli studenti che chiedevano chiarimenti sul punto, ma il fatto che il calcolo dello scorporo del reddito della borsa di studio dal modulo Isee resti a carico all’ente erogatore finisce per intasare di ulteriore lavoro burocratico le aziende regionali per il diritto allo studio universitario e per determinare errori e applicazioni difformi sul territorio nazionale.

La soluzione proposta nell’interrogazione
«La questione – continuano Manuela Ghizzoni e Donata Lenzi – non è stata affrontata in maniera chiara nelle istruzioni Isee valide a partire dal 1° gennaio 2016». «Non si dimentichi poi - insistono le due deputate - il caso dello stesso nucleo familiare che conta più studenti universitari che beneficiano delle prestazioni del diritto allo studio: ne risulta un Isee familiare accresciuto, che può determinare la mancata erogazione della prestazione». La questione è resa ancora più complessa dal fatto che il diritto allo studio universitario comprendono oltre alle borse anche altre tipologie di benefici. Ad esempio, le collaborazioni a tempo parziale degli studenti con le università generano un corrispettivo economico che non rientra nella normativa prevista dal citato Dpcm. «Per tutta questa serie di ragioni – concludono Ghizzoni e Lenzi – abbiamo interrogato i ministri competenti per chiedere se non sia comunque opportuno stabilire che il valore dell’Isee per l'accesso a tutte le prestazioni del diritto allo studio debba essere calcolato in sede di dichiarazione sostitutiva unica e a cura dei Caf, escludendo dal reddito del nucleo familiare gli importi di borse di studi e degli altri corrispettivi incassati nell'ambito delle medesime prestazioni a favore dei componenti del nucleo familiare».

Fermi al Miur i due tavoli sul diritto allo studio
Intanto al ministero sono bloccati ormai da settimane i due tavoli che riuniscono tecnici del Miur, rappresentanti di Regioni e studenti a cui è stato assegnato il compito di provare a intervenire su due fronti del diritto allo studio: il primo con l’incarico di trovare soluzioni proprio sui nodi dell’applicazione del nuovo Isee, il secondo invece con l’obiettivo di scrivere i Lep (i livelli essenziali delle prestazioni per il diritto allo studio) attesi da oltre 3 anni. Dopo i primi incontri i tavoli non sono stati più riuniti dal Miur nonostante il pressing degli studenti, anche se circola l’ipotesi che il ministero stia pensando di riunirli in un solo tavolo. Sul fronte dell’emergenza Isee tra l’altro diverse Regioni - in particolare Toscana, Puglia, Emilia Romagna, Sardegna e Lazio - hanno provato a risolvere da sole la questione o con nuovi bando o alzano la soglia di calcolo dell’indicatore della situazione economica. «Il tavolo sull’Isee era stato convocato con buone prospettive e con gli interlocutori giusti, lascia l’amaro in bocca che non si sia più riunito, così come dispiace non avere ottenuto come previsto una fotografia aggiornata su quanti sono gli esclusi dalla borsa e dalle altre prestazioni a causa del nuovo Isee», avverte Andrea Fiorini presidente del Cnsu, il Consiglio nazionale degli studenti universitari.


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