Pianeta atenei

Numero chiuso, mille studenti in sovrannumero riammessi dal Consiglio di Stato

di Benedetta Pacelli

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Circa mille studenti in più riammessi (con riserva) in “sovrannumero” ai corsi di laurea a numero chiuso. E’ il risultato diretto di una querelle giudiziaria iniziata diversi mesi fa, a cui ieri si è aggiunto un nuovo tassello: un dispositivo cautelare del Consiglio di stato (n.00130/16) che, nel respingere l’ appello proposto dal Miur, secondo il quale le aspiranti matricole avevano commesso un errore tale da motivarne l’esclusione, ne conferma indirettamente la loro partecipazione ai corsi, come già proposto dal Tar Lazio.

La vicenda
La vicenda prende il via all’ indomani della pubblicazione delle graduatorie dei test di accesso ai corsi a numero chiuso, medicina innanzitutto ma anche architettura, farmacia, veterinaria e professioni sanitarie, che avevano visto l’ esclusione di diversi candidati accusati di un mero errore formale. L’ accusa era quella di aver omesso di apporre la firma nella scheda anagrafica, distinta, rispetto ai precedenti quiz e per garantire l’ anonimato, da quella contenente il test. Una dimenticanza che, secondo le disposizioni ministeriali, aveva determinato l’ illegittimità della prova e quindi l’ esclusione dalle diverse graduatorie nazionali.
Ma i candidati non ci stanno, e nei mesi propongono una serie identica di ricorsi per denunciare l’ ingiustizia, tutti accolti, dal Tar Lazio prima e dal Consiglio di stato poi.
L’ ultimo capitolo che si aggiunge alla saga giudiziale è quindi l’ ordinanza cautelare dei giudici di Palazzo Spada che respingono l’ appello proposto dal Miur contro il dispositivo del Tribunale capitolino che, non solo aveva dato ragione ai ricorrenti, ma aveva anche proposto la riammissione in sovrannumero, e non in graduatoria per evitare di danneggiare chi già ne faceva parte.
Secondo il Consiglio di stato, dunque, “nei limiti della cognizione sommaria propria di questa fase” non ci sono le condizioni per concedere la sospensione dell’ efficacia del provvedimento del giudice di primo grado, visto che la mancata sottoscrizione della scheda anagrafica “non appare integrare una illegittimità procedimentale capace di travolgere l’ esito positivo della prova di ammissione al corso di laurea di che trattasi”. Non solo, perché secondo il Cds, la mancata sottoscrizione non fa emergere “dubbi di sorta circa l’ effettiva riferibilità soggettiva delle prove d’ esame a ciascun candidato, assicurata dalla coppia di etichette con impresso il codice alfanumerico”.
“Finalmente”, dice Jacopo Dionisio coordinatore nazionale dell’ Udu,l’ Unione degli studenti universitari, “si mette un punto ad una vicenda che dopo il nostro primo ricorso vinto poteva essere chiusa con un provvedimento ministeriale che non costringesse 1000 studenti a fare causa. E ora, anche gli oltre 1000 ammessi con riserva potranno studiare con tranquillità. È vergognoso, però, che a riconoscere il diritto allo studio di questi ragazzi sia stata ancora una volta una sentenza e non un provvedimento del Miur. Chiediamo, ora, al Ministero e al Governo di mettere la parola fine a questa triste vicenda e sciogliere immediatamente la riserva”.


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