Pianeta atenei

Laurea breve, nella sanità funziona

diAlberto Magnani

Curriculum breve, lavoro immediato. Con tassi di occupazione che si spingono sopra l’80% ad appena un anno dal conseguimento del titolo. È la marcia in più delle “vere” lauree triennali, la minoranza di corsi calibrati secondo la logica originaria del 3+2: triennio finalizzato a formazione e accesso all’impiego, biennio per specializzazioni e salto di qualità nelle prospettive di carriera. La categoria è rappresentata soprattutto dalle professioni sanitarie, il settore che aggrega corsi con boom di richiesta come fisioterapia (nel 2015 quasi 29mila domande per poco più di 2mila posizioni) e logopedia (circa 6.800 iscritti ai test per 688 posti disponibili). Ma non mancano opportunità di tutt’altra estrazione, dagli sbocchi immediati per i “triennalisti” di informatica alle retribuzioni sopra la media che possono attendere i laureati in ingegneria anche dopo il primo livello di studi. Quali sono i curricula che offrono più sicurezze?

Un report a cura di Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale dei corsi di laurea delle professioni sanitarie, scatta una fotografia sugli esiti dei 22 indirizzi che compongono il settore. In cima a tutti spiccano tecniche audioprotesiche e igiene dentale: tasso di occupazione dell’88% per entrambe nel 2013, poco sopra la media registrata da corsi come podologia (87%), fisioterapia (84%) e logopedia (81%). L’exploit ci è spiegato dallo stesso Mastrillo: «Siamo al primo posto, da anni, rispetto a tutti i gruppi disciplinari. Perché? In quasi tutti i corsi del cosiddetto 3+2, gli studenti sono costretti a svolgere anche il biennio. Da noi, invece, già la laurea triennale ti dà un titolo sia qualificante che abilitante alla professione». Basta dare un occhio al grado di “efficacia” della laurea, la coerenza tra ciò che si è studiato e l’utilizzo delle proprie competenze: le professioni sanitarie registrano una media di 93,8%, contro il 65,2% delle altre aree disciplinari. E le retribuzioni?

Se si guarda ai dati AlmaLaurea, il guadagno mensile netto a cinque anni da un titolo di primo livello è pari a 1.406 euro. Una cifra che, secondo Mastrillo, va arrotondata quando si parla della libera professione. «Bisogna considerare che non si parla solo di impiego presso pubblico o aziende ma, soprattutto, di libera professione. Non è facile fare una media, ma il lavoro svolto in autonomia garantisce entrate anche maggiori».

Certo: l’ammissione è tutt’altro che agevole, se si considera un gap tra candidature e posizioni disponibili che ha raggiunto nel 2015-2016 un rapporto di 13 a 1 per fisioterapia e di quasi 10 a 1 per logopedia. «Ma va detto che non sempre il boom di domande corrisponde a garanzie sull’occupazione, visto che c’è un gran numero di domande anche per settori più in crisi» dice Mastrillo.

E fuori dall’ambito sanitario? I corsi di primo livello con appeal sul lavoro si dividono tra gli indirizzi della classe di scienze e tecnologia informatiche (L-31, 26) e quelli di ingegneria, intesa però come gruppo disciplinare nel suo complesso. I neo-informatici possono cavalcare già dopo la triennale la richiesta in crescita di figure come analisti e progettisti di software e analisti di sistema, uno sbocco di carriera che può garantire una retribuzione media di 1.872 euro mensili netti contro una media generale di 1.620 euro.

Quanto all’ingegneria, la formazione magistrale resta un plus che fa la differenza. Ma le prospettive reggono anche con il “solo” triennio: stipendio netto di 1.501 euro mensili a cinque anni dal titolo, il valore più alto in assoluto tra le rilevazioni di AlmaLaurea per i corsi di primo livello. Il tasso di disoccupazione? Fermo al 6,4%, poco sopra al record al ribasso delle professioni sanitarie (5,2%) e quasi 3 punti in meno rispetto a una media complessiva di 8,9%.


© RIPRODUZIONE RISERVATA