Studenti e ricercatori

Il Miur conferma: no alla «Discoll» per i ricercatori precari

di Marzio Bartoloni

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Dopo il no del ministero del Lavoro è il Miur a ribadire che la nuova indennità di disoccupazione prevista dal jobs act per le collaborazioni coordinate e continuative non può essere estesa ai precari della ricerca. In una risposta scritta a una interrogazione presentata in commissione Cultura alla Camera il sottosegretario Davide Faraone conferma che assegnisti, dottorandi e titolari di borse di ricerca non hanno diritto alla nuova Dis-coll in quanto «svolgono attività non riconducibili alle collaborazioni coordinate e continuative».

La risposta del ministero
Il Miur nella sua risposta all’interrogazione presentata dalla vicepresidente dei deputati di Sinistra Italiana, Annalisa Pannarale, componente della commissione Cultura di Montecitorio, riprende quanto già spiegato nel suo interpello dal ministero del Lavoro. E cioè che queste figure previste nella ricerca pubblica hanno la finalità principale di «formare studiosi altamente qualificati mediante lo svolgimento di attività di studio e di ricerca scientifica». Insomma sono più studenti che lavoratori. Certo il Miur poi riconosce il lavoro «quotidianamente svolto» negli atenei da assegnisti, dottorandi e titolari di borse di studio. Che spesso portano sulle loro spalle buona parte della didattica. E ricorda come proprio per ridurre il precariato nella ricerca l’ultima legge di stabilità abbia previsto diverse misure. Tra queste il sottosegretario Faraone sottolinea il piano straordinario per i docenti di prima fascia (6 milioni nel 2017 e 10 dal 2017), il Fondo Natta per il reclutamento per chiamata diretta di docenti di prima e seconda fascia (38 milioni nel 2016 e 75 dal 2017) e il piano per l’assunzione di 847 ricercatori negli atenei e 200 presso gli enti di ricerca (47 milioni nel 2016 e 50,5 dal 2017) oltre allo sblocco del turn over. «Questo Esecutivo - scrive Faraone - ha adottato le succitate misure ritenendole più efficaci a corrispondere alle aspettative e alle esigenze di tuuti quei giovani che concorrono al progresso della conoscenza nel nostro Paese, garantendo loro un futuro lavorativo più sicuro».

Le reazioni
La risposta del Miur non soddisfa innanzitutto chi ha presentato l’interrogazione: «Ancora una volta il governo con le sue politiche offende il mondo dell'università e della ricerca. Non estendere la Discoll a dottorandi di ricerca, assegnisti e borsisti universitari, malgrado gli stessi versino i contributi alla gestione separata dell'Inps è una scelta discriminatoria che non tiene conto del fatto che il 48% del personale che si occupa di didattica e di ricerca ècomposto proprio da assegnisti, borsisti, dottorandi, e da tutti quei lavoratori precari della conoscenza. Senza di loro il sistema rischia il collasso», avverte la deputata Pannarale (Si). Che a questop punto evoca una prevedibile «pioggia di ricorsi da parte di questi lavoratori contro questa evidente discriminazione». Per l’Associazione dottorandi italiani e la Flc Cgil il Miur con la sua risposta sceglie di «schiacciarsi» sulle posizioni del ministero del Lavoro e di «non riconoscere la ricerca e lo studio - che ne è sempre alla base - come attività dotate della dignità di un vero e proprio lavoro». In questo modo delegittimando «migliaia di giovani ricercatori che nel corso di questi difficilissimi anni hanno dato un contributo fondamentale al quotidiano funzionamento di atenei privi di risorse economiche e della possibilità di un efficace ricambio del corpo docente». Sulle misure della stabilità ricordate dal sottosegretario Faraone l’Adi e la Flc Cgil evidenziano invece «come tali misure siano insufficienti e destinate ad aumentare gli squilibri all'interno del sistema accademico e le disuguaglianze fra le sue componenti».


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