Studenti e ricercatori

Inps a caccia di «cervelli» italiani e stranieri

di Davide Colombo

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Raccogliere fondi fra privati per portare dentro l’Inps il mondo della ricerca universitaria italiana e internazionale. È questo l'obiettivo del programma di ricerca “VisitInps scholars”, che ieri il presidente dell’istituto, Tito Boeri, ha presentato a San Francisco, al congresso annuale dell’American economic association. I fondi finora raccolti ammontano a 248mila euro e i progetti di ricerca applicati ai temi del lavoro, dell’assistenza e della previdenza sono 31. Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione 70mila euro, la fondazione di Unicredit 61mila, 50mila il Collegio Carlo Alberto di Torino, le Generali circa 42mila, Unipol 24mila.
Sette posti andranno a ricercatori senior per progetti trimestrali a seimila euro lordi al mese, sette a ricercatori più giovani per sei mesi a mille euro, altri 17 avranno solo la copertura assicurativa per un mese di accesso alla sede dell’Inps. Per il primo bando hanno fatto domanda in novanta fra economisti, statistici, sociologi, spesso italiani, molti impegnati all'estero: Mit, Harvard, Berkeley, London School of Economics, Parigi.
«L’Inps è una macchina enorme, con tecnici di primo livello e una mole di informazioni in tempo reale unica al mondo. Abbiamo grandi competenze, ma non facciamo parlare bene i dati fra loro, e per farlo al meglio occorre aprirsi alla ricerca», ha spiegato ieri Tito Boeri in un'intervista a La Stampa. «Vorrei che l’Inps avesse un ruolo di proposta simile a quello della Banca d’Italia, ma soprattutto questo progetto ci permetterà di fare una valutazione in tempi utili dei risultati delle riforme».


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