Studenti e ricercatori

Per salvare l’università italiana serve un «New Deal»

di Stefano Paleari*

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Gli avvenimenti degli ultimi anni e i giorni che stiamo vivendo ci presentano un mondo in forte turbolenza istituzionale ed economica. Il modello di sviluppo che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni è messo in discussione. Ciò accomuna tutti i Paesi per ragioni e ambiti diversi. Serve una discontinuità, un passaggio di scala, un cambiamento di paradigma. Tutto ciò è in primo luogo una questione educativa che deve riguardare anche le Università, a partire da quelle europee. Per l’Italia questa sfida è concomitante con la situazione di un Paese che è in pieno inverno demografico e che ha perso negli ultimi anni un quarto del suo potenziale industriale. Anche l'Università nello stesso periodo ha fatto passi indietro come numero di studenti, di ricercatori e di risorse investite. Come se ne esce? Prendendo atto tanto di quello che è successo quanto del comune destino che accompagna l'industria italiana e il suo sistema universitario. E cercando delle risposte concrete. Con tutti i limiti del confronto, tutti ricordano il New Deal del Presidente Roosevelt, quell'insieme di azioni politiche che ha portato gli Stati Uniti fuori dalla Grande Depressione. Partiamo da qui, con un atto di umiltà e immaginiamo un New Deal per l'Università e poi anche per il Paese.
Dalle tendenze mondiali in atto nei sistemi universitari individueremo un insieme di 5 principi e di 5 valori (le 5 libertà) che reggono il New Deal e preparano a 12 proposte ovviamente quest'ultime contestualizzate al sistema italiano. Si tratta di azioni che si fanno notare non tanto per le implicazioni finanziarie, assai modeste, quanto per il cambiamento di mentalità e di modo di operare che esse comportano al fine di essere implementate. Dal voucher per le Università pubbliche, al diritto allo studio in capo alle Università, alla libertà di spostamento dei ricercatori e dei docenti, alla portabilità in Europa del piano previdenziale, ai maggiori stipendi per i migliori, alla libertà di impresa per i ricercatori, al Testo Unico con certificazione esterna dei bilanci delle Università, alla separazione del real estate dall'attività accademica, alle carriere in contesti multidisciplinari, alle nuove professioni fino al ruolo delle University of Applied Sciences. Uno sforzo che muove dalla conoscenza e dalla ricerca e che vuole essere anche un atto di coraggio e di fiducia per il domani.

* Ex presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane


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