Studenti e ricercatori

No del ministero del Lavoro alla «Discoll» per i ricercatori precari: sono «come studenti»

di Marzio Bartoloni

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Dopo la legge di stabilità è il ministero del lavoro a chiudere la porta all’ipotesi di estendere la disscoll - l’indennità di disoccupazione prevista dal jobs act per le collaborazioni coordinate e continuative - ai precari dalla ricerca. Per il ministero guidato da Poletti che ha fornito i suoi chiarimenti in una risposta a un interpello presentato dalla Cgil gli assegni di ricerca, i dottorandi e i titolari di borsa di studio non possono essere paragonati a collaboratori, vista anche la presenza di una «componente formativa», e quindi non hanno diritto all’indennità. Una posizione questa fortemente stigmatizzata dai ricercatori. In particolare l’Adi, l’associazione dei dottorandi e dottori di ricerca, punta il dito contro il ministero del Lavoro per il quale «la ricerca non ha la dignità degli altri lavori».

La risposta all’interpello
Il nuovo schiaffo ai ricercatori precari arriva dal dicastero pochi giorni dopo che il Parlamento ha bocciato la norma in stabilità - approvata dalla commissione Lavoro - che estendeva la discoll agli assegnisti di ricerca. Secondo la Direzione generale per l'Attività Ispettiva del Lavoro gli assegni di ricerca così come delineati all’articolo 22 della riforma Gelmini sono «una tipologia di rapporto del tutto peculiare, fortemente connotata da una componente “formativa” dell’assegnista (si pensi ai progetti di ricerca presentati dai candidati, selezionati e finanziati da parte del soggetto che eroga l'assegno)».E dunque non sono «sovrapponibili» alle attività di collaborazione coordinata e continuativa. Su questo non basta neanche il fatto che ci sia un obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell’Inps «che riguarda, come noto, - continua la risposta all’interpello - anche le prestazioni di lavoro autonomo». Non è tutto per il ministero del Lavoro «le medesime considerazioni possono essere richiamate anche per i titolari di borse di studio, anche in ragione di un dottorato di ricerca» che secondo i tecnici del dicastero sono anche «sottratti all'obbligo di iscrizione alla Gestione separata».

Le reazioni dei ricercatori
È l’Adi (l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca) insieme alla Flc Cgil a stigmatizzare la risposta data dal Governo alla richiesta di riconoscere l'indennità di disoccupazione ad assegnisti, dottorandi e borsisti di ricerca. «A pochi giorni dalle festività, forse confidando nel meritato riposo degli oltre 60.000 ricercatrici e ricercatori precari dell’università italiana, il ministero del Lavoro risponde, con appena 5 mesi di ritardo, all’interpello inviatogli nell'ambito della campagna #perchènoino?». Una riposta, quella che in pratica esclude i ricercatori dalla «fruizione della Dis-Coll perché studenti», che non soddisfa anche perché arriva pochi giorni dopo l’approvazione in Parlamento di un ordine del giorno che impegna l’Esecutivo a fare una valutazione più approfondita. Per l’Adi «non è ben chiaro perché il fatto di basare la propria attività su un progetto di ricerca denoti un’attività formativa». «I contratti a progetto - continuano i giovani ricercatori - che rientrano nella fruizione della Dis-Coll, si basano sulla realizzazione di un progetto. Eppure sono considerati contratti di lavoro. La differenza è che nel caso degli assegnisti si tratta di progetti di ricerca. Emerge dunque l'impressione che nella tesi del ministero la ricerca non abbia la dignità di altri lavori». Nella risposta, inoltre, il ministero - avverte l'Adi che sottolinea anche il «silenzio imbarazzante» del Miur - «arriva a negare che i dottorandi con borsa versino contributi alla Gestione separata, compiendo un errore marchiano, come possono confermare le migliaia di dottorandi che ogni anno versano oltre 1.300 euro di contributi».


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