Studenti e ricercatori

Medicina, aumentano i fondi per gli specializzandi

di Benedetta Pacelli

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Dal 2016 aumentano le borse di studio per la formazione specialistica dei camici bianchi. E inoltre gli studenti del quinto e sesto anno di corso di laurea in medicina, potranno, senza alcun obbligo, iniziare a versare i contributi previdenziali. Prima cioè dell’iscrizione all’albo professionale. Queste le due principali novità che la legge di stabilità porta a casa sul capitolo della formazione medica.

Più contratti per le scuole di specializzazione
Dunque aumenta la dotazione finanziaria, e quindi il numero dei contratti, che saranno destinati alla formazione specialistica dei medici. La spesa viene incrementata di 57 milioni di euro per il 2016, di 86 milioni per il 2017, di 126 milioni per il 2018, di 70 milioni per il 2019 e di 90 milioni a decorrere dall’anno 2020. Si tratta di una norma che punta a sanare quel famoso imbuto tra formazione generalista e scuole di specializzazione, per cui ogni anno fanno il loro ingresso ai corsi di laurea in medicina circa 10mila matricole, ma poi possono accedere alla formazione post lauream meno di 5.000 specializzandi e circa 900 corsisti di medicina generale. E poiché la professione medica non si esercita senza la formazione post lauream, almeno 4 mila medici ogni anno restano fermi in attesa di accedere a un corso di specializzazione o alla scuola di formazione per medici di medicina generale.

I contributi previdenziali dall'università
La legge di stabilità introduce poi nuove tutele per gli studenti dei corsi di laurea di medicina e di odontoiatria. I futuri medici e dentisti, infatti, non dovranno più aspettare l’abilitazione professionale per avere una copertura previdenziale e assistenziale ma potranno iscriversi all'Enpam, l’Ente di previdenza, già a partire dal quinto anno di corso. I contributi verranno fissati dal Consiglio di amministrazione dell'Enpam. Gli studenti, comunque, non dovranno pagarli subito poiché l’Ente potrà coprire l’importo con prestiti d’onore da rimborsare dopo l’ingresso nel mondo del lavoro.

No alla graduatoria nazionale
Non è passato invece l’emendamento che prevedeva la creazione di una graduatoria unica nazionale per le specializzazioni universitarie e i corsi di formazione in medicina generale. La richiesta avanzata soprattutto dalle rappresentanze sindacali di categoria era finalizzata a risolvere il problema dei ricorsi, venutosi a creare in conseguenza dell’esistenza delle attuali graduatorie regionali, che negli ultimi anni ha portato la giustizia amministrativa ad ammettere corsisti in soprannumero. Secondo i sostenitori della norma, la graduatoria nazionale avrebbe posto rimedio al problema dell’abbandono delle borse di formazione specifica in medicina generale conseguite in attesa di sostenere il concorso per l’accesso alle specializzazioni mediche, o viceversa.


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