Pianeta atenei

Professori anche senza abilitazione

di Gianni Trovati

Il fondo per le «cattedre del merito» potrà reclutare i professori universitari anche tra chi non ha in curriculum l’abilitazione nazionale, cioè il patentino che la riforma Gelmini ha posto come condizione indispensabile per l’insegnamento universitario. Al reclutamento potranno partecipare anche ordinari e associati già in servizio nelle università, a patto che cambino sede se vengono scelti. La chiamata diretta, infine, potrà riguardare anche i ricercatori, che erano esclusi dal meccanismo nella vecchia versione.

La commissione Bilancio della Camera allarga le maglie del reclutamento straordinario dei professori universitari, che viene intitolato a Giulio Natta (premio Nobel per la chimica nel 1963). L’ampliamento della platea non cambia però la dotazione del fondo, che rimane ferma a 38 milioni nel 2016 e a 75 a partire dal 2017.

Accanto al Fondo Natta, però, a Montecitorio è stato approvato un altro emendamento che dà il via a un piano straordinario parallelo, riservato al reclutamento di professori ordinari. A questo secondo progetto sono destinati 6 milioni nel 2016 e di 10 milioni all’anno dal 2017, per raccogliere i nuovi ordinari anche tra coloro che hanno conseguito la vecchia abilitazione, quella discipinata dalla legge 210 del 1998. In questo modo, si perpetua la possibilità di far salire in cattedra i titolari delle vecchie abilitazioni, che secondo le previsioni originarie avrebbero dovuto avere una validità di tre anni e sono poi entrate in un meccanismo di proroghe continue.

Su entrambi i piani, le modalità e i criteri dovranno essere fissati per decreto entro il 31 gennaio.


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