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Abilitazione scientifica, se in commissione non c’è il docente della materia, serve l’esperto

di Andrea Alberto Moramarco

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Nelle procedure di abilitazione scientifica nazionale, se nella commissione giudicatrice non è presente un componente che rappresenti il settore disciplinare del candidato, tale organo deve necessariamente acquisire il parere pro veritate di un esperto del settore sull’attività scientifica del candidato, al fine di esprimere una corretta e adeguata valutazione. Lo ha ricordato il Tar del Lazio con la sentenza 12960/2015 con cui i giudici amministrativi hanno annullato il provvedimento che aveva giudicato inidonea una candidata e ordinato all’Amministrazione di rivalutare la medesima.

Il caso
Protagonista della vicenda è una aspirante docente universitaria del settore 07/C1 - Ingegneria Agraria, Forestale e dei Biosistemi - Sottosettore AGR/09 (Meccanica Agraria) che era stata giudicata non idonea dalla commissione giudicatrice. La candidata riteneva però che la sua attività scientifica non fosse stata oggetto di una valutazione qualificata da parte dei commissari, in quanto per il giudizio sulle sue pubblicazioni non era stato richiesto un parere pro veritate di un esperto, dato che nessuno dei componenti della commissione apparteneva al settore disciplinare della Meccanica Agraria. Per questo motivo la candidata ricorreva dinanzi al Tar lamentando la violazione dell’articolo 16 della legge 240/2010 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento) che detta le regole per l’abilitazione scientifica nazionale.

Le motivazioni
Il Tar accoglie il ricorso della candidata ritenendo che nel caso di specie la commissione avrebbe dovuto acquisire il parere pro veritate redatto da un esperto, proprio per il fatto che tutti i lavori presentati afferivano ad un settore disciplinare cui nessun commissario apparteneva. I giudici analizzano la normativa che regola lo svolgimento delle procedure di abilitazione scientifica che, nel corso del tempo trascorso dal momento della domanda a quello della decisione, ha subito una modifica proprio su tale questione, passando dalla previsione dell’acquisizione del parere come facoltativa ad obbligatoria.
Per il Collegio, l’assenza nella commissione di un esperto del settore di riferimento della candidata ha influito in modo determinante sul giudizio dell'organo, per cui, «sebbene il ricorso al parere di un esperto esterno non fosse considerato obbligatorio dalla disciplina all’epoca vigente, esso si rivelava del tutto necessario nella fattispecie». Ciò per il Tar trova riscontro nella nuova formulazione della norma che prevede l’obbligatorietà dell’acquisizione del parere pro veritate in casi del genere. In sostanza, la mancata acquisizione del parere «prima della novella era riconducibile al vizio di eccesso di potere- mentre adesso dovrebbe essere censurata, altresì, per il vizio di violazione di legge».


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