Studenti e ricercatori

Restyling in vista per ingegneria: si punta su laurea a ciclo unico e triennio professionalizzante

di Benedetta Pacelli

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Il corso di laurea in ingegneria si prepara al restyling. E con nuova nuova formula, una laurea a ciclo unico o un triennio professionalizzante, cerca così di assecondare le esigenze del mercato del lavoro e delle professioni. La sollecitazione al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini arriva direttamente dal Consiglio nazionale degli ingegneri (con la condivisione di altre professioni di area tecnica) che, sul punto, ha chiesto, e ottenuto, un incontro ad hoc pochi giorni fa nella sede del Miur, così come la promessa di assecondare il percorso di riforma.

Il documento del Consiglio nazionale degli ingegneri
Diversi i punti su cui mettere mano e che il Cni ha messo in fila in un documento consegnato ai tecnici di Viale Trastevere. Partendo innanzitutto da un dato: il flop del modello del 3+2, e in particolare, del titolo di primo livello per l’inserimento nel mondo del lavoro. I dati, dice il Centro studi degli ingegneri, indicano che oltre l'82% dei laureati triennali nel 2013 si sia iscritto a un corso magistrale, e che circa un terzo di questi abbia conseguito il titolo non prima di cinque anni. Un fallimento certificato anche dai numeri delle iscrizioni all’albo di categoria che nel 2015 contava 228 mila iscritti alla sezione A (dei quinquennali), a fronte di soli 8.400 soggetti per la sezione B, quella appunto dei triennali. Se a questo si aggiunge che le categorie tecniche degli ex-diplomati, periti industriali e geometri, stanno puntando all’elevazione del titolo di studio per l’accesso alla professione, la strada potrebbe essere quella di un percorso triennale professionalizzate così come annunciato recentemente dal presidente dei rettori Gaetano Manfredi.

Le due soluzioni ipotizzate
Sono emerse durante l’incontro al Miur: una laurea di primo livello professionalizzante per coloro che avessero intenzione di procedere, subito dopo il conseguimento del titolo, alla ricerca di un’occupazione, oppure una laurea triennale propedeutica per coloro che invece fossero intenzionati a proseguire gli studi ottenendo una laurea specialistica.
Parallelamente un corso di laurea a ciclo unico quinquennale nella materie ingegneristiche, senza portare a una diminuzione né all’abolizione dei corsi triennali che, dice il Cni, «continuano a rappresentare uno strumento di fondamentale importanza per i professionisti appartenenti a determinate categorie dell'area tecnico scientifica».
A dover essere rivisti, poi, i percorsi di accesso dei laureati ai diversi settori dell'albo professionale per mancanza di una corrispondenza tra corso di studi e specializzazione.Così come interi contenuti nei percorsi formativi appartenenti alla stessa classe di laurea ma profondamente diversi a seconda dell'ateneo di provenienza. Con la conseguenza che i laureati nelle discipline tecnico-ingegneristiche risultano sempre più spesso sforniti di una completa formazione di base, indispensabile al momento dell'inserimento del laureato nel mondo del lavoro.
Dunque un riordino complessivo, dai tempi forse lunghi, ha precisato il presidente degli ingegneri Armando Zambrano, utilizzando le parole del ministro, ma non per la revisione delle lauree triennali «che potrà trovare nel ministero un importante sponsor».


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