Studenti e ricercatori

Così l’Italia continua a finanziare la ricerca degli altri Paesi Ue

di Marzio Bartoloni

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L’Italia continua a finanziare la ricerca degli altri. Regalando centinaia di milioni agli atenei, ai centri di ricerca e alle imprese degli altri Paesi europei. Dopo le performance non certo brillanti del settimo programma quadro Ue della ricerca che ha stanziato in 7 anni - dal 2007 al 2013 - oltre 41 miliardi (l’Italia ne ha conquistati 3,457 miliardi, l’8,3%) il nostro Paese resta sulla stessa scia con il nuovissimo piano Horizon 2020 che di miliardi in tutto ne stanzia addirittura 80. Fino al 30 ottobre scorso su oltre 100 bandi per la ricerca già lanciati l’Ue ha assegnato quasi 12 miliardi - 11,984 per l’esattezza - ai progetti presentati dai ricercatori dei Paesi Ue e quelli con la bandiera tricolore - coordinati cioè da un team italiano - hanno incassato poco meno di 1 miliardo (940 milioni e 484mila euro): in pratica il 7,8% della torta complessiva. Insomma con percentuali quasi peggiori che in passato. Eppure l’Italia oggi partecipa al bilancio dell’Ue con circa il 12% dei fondi complessivi(siamo i terzi finanziatori assoluti). Come dire che tra il dare e l’avere all’appello mancano più di 400 milioni.

Il confronto con gli altri
A scagionare solo parzialmente i nostri risultati c’è il fatto che nel nuovo programma di ricerca le “bocche da sfamare” sono aumentate - i Paesi dell’Ue sono diventati da 15 a 28 - e quindi c’è molta più competizione per vincere i fondi (quelli della ricerca a differenza a esempio di quelli strutturali non sono divisi in base alle esigenze dei Paesi, ma si conquistano con call competitive: insomma vince il migliore). L’allargamento dell’Unione non spiega però tutto, visto che i nostri Paesi competitor ci superano e anche di parecchio. Al 30 ottobre scorso i centri di ricerca e le imprese della Germania di fondi ne hanno conquistati più del doppio dell’Italia: ben 2,231 miliardi. Anche l’Inghilterra incassa il doppio dei nostri fondi visto che a fine ottobre i progetti coordinati da ricercatori d’Oltremanica hanno portato a casa 1,8 miliardi. Al terzo posto di questa speciale classifica della ricerca europea c’è poi la Francia con 1,287 miliardi. Subito sotto il podio c’è la Spagna - che supera il nostro Paese rispetto al passato - con 1 miliardo e 37 milioni. E poi l’Italia con 940 milioni affiancata dall’Olanda (che contribuisce al bilancio Ue solo per il 3%) con 932 milioni. Un quinto posto a pari merito con un Paese molto più piccolo di noi che racconta i nostri ritardi su un terreno - quello della ricerca - cruciale per riguadagnare la crescita di cui abbiamo tanto bisogno. Ritardi dovuti anche soprattutto ai disinvestimenti dei vari Governi degli ultimi 10-15 anni - tra tagli ai fondi, blocco del turn over negli enti di ricerca e nelle università, credito d’imposta poco sostenuto - che ha prodotto un divario anche nelle risorse umane a disposizione. L’Italia secondo gli ultimi dati Eurostat del 2013 può contare su circa 118mila ricercatori contro gli oltre 360mila della Germania, i 260mila dell’Inghilterra e i 265mila della Francia. Anche la Spagna ne ha più di noi (123mila), mentre la piccola Olanda ne conta solo 72mila. A dimostrazione di come il caso olandese, viste le perfomances, sarebbe un caso da studiare. Insomma abbiamo metà dei cervelli degli altri e anche da qui si spiegano i risultati poco brillanti italiani. E certo i 1000 ricercatori promessi dalla legge di stabilità rischiano di non spostare granché le nostre performance. Mentre non si comprende come mai sia bloccato da quasi due anni il varo del Piano nazionale della ricerca.

I numeri italiani
Anche nel programma Horizon, anche se meno che nello scorso programma di ricerca dell’Ue, i ricercatori italiani si caratterizzano per un alto numero di progetti presentati : sui 51.974 presentati fino al 30 ottobre ben 6787 sono coordinati da italiani (il 13,1%). Pochi però superano il severo esame europeo: i grants effettivamente finanziati all’Italia sono in tutto 491, l’8% dei 6144 che hanno avuto diritto allo stanziamento Ue. I numeri quindi dicono che a fronte di oltre 6700 richieste di finanziamento italiano vincono in quasi 500: in pratica su 100 progetti diretti da gruppi del nostro Paese solo 7 sono promossi da Bruxelles. Passando al setaccio i numeri si scopre poi che le performance variano a seconda dei settori (Horizon 2020 finanzia tre pilastri: l’eccellenza nella scienza, la leadership industriale e le sfide della società). Per esempio in quella che una volta era definita la ricerca di base il nostro Paese va male: l’Erc - il Consiglio europeo della ricerca - ha stanziato finora 1,749 miliardi per i ricercatori più bravi, ma il budget sottoscritto dall’Italia è di soli 75 milioni (il 4,3%). Passando alla ricerca industriale performance non brillanti si registrano anche nell’Ict - su 1,6 miliardi stanziati l’Italia conquista 126 milioni (7,9%) -, nella salute (93 milioni su 1,2 miliardi: il 7,6%) e nell’energia (91 milioni su 1,168 miliardi: 7,9%). Andiamo invece molto bene nello spazio con 34 milioni conquistati sui 249 finora stanziati (13,8%) o nei trasporti «smart, green e integrati» dove l’Italia incassa 69 milioni sui 707 stanziati (9,9%). Molto positivi anche i primi risultati sui nuovissimi bandi per le Pmi, che sembrano tagliati per l’Italia: qui le nostre piccole e medie aziende conquistano circa il 10% dei 34 milioni finora assegnati.


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