Studenti e ricercatori

La formazione post-laurea è quasi un obbligo

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Chi è e che performance di studio ha all'università? Come si è inserito nel mercato del lavoro? I dati AlmaLaurea su Profilo e Condizione occupazionale dei laureati italiani permettono di tracciare il profilo professionale del veterinario a partire dall'analisi delle caratteristiche formative fino all'appeal riscosso sul mercato del lavoro.

Dall'università…
L’analisi indaga le performance formative di 313 laureati del 2009 che, intervistati a cinque anni dalla laurea, dichiarano di svolgere la professione di veterinario. Giovani che hanno conseguito una laurea magistrale a ciclo unico, naturalmente in ambito veterinario. Una professione intrapresa maggiormente dalle donne (rappresentano il 64%, contro il 36% dei maschi), relativamente più diffusa al Centro-Sud (47% è il 44% della media), e iniziata da laureati con alle spalle contesti famigliari avvantaggiati, sia dal punto di vista culturale (41 su cento hanno almeno un genitore laureato; è il 32% per la media) che economico (30 su cento hanno alle spalle una famiglia di status economico elevato, contro il 26% complessivo).
E all’università come si comportano? Raggiungo il titolo a 27,1 anni, sostanzialmente in media (27,2 anni), nonostante siano relativamente meno frequenti gli studenti regolari (termina gli studi entro un anno fuori corso il 47% dei veterinari, decisamente meno rispetto all'83% rilevato per il complesso dei laureati) con un voto medio di laurea (102,3 contro 107,6) leggermente inferiore alla media. Nel loro curriculum formativo, i tirocini sono una priorità (79% contro il 53%), ma anche le esperienze internazionali non mancano, seppure meno diffuse rispetto alla media (18% contro il 20%). E se gli chiedi cosa pensano del percorso universitario appena concluso, si dichiarano abbastanza soddisfatti, tanto che potendo tornare ai tempi dell'iscrizione, il 66% sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso ateneo.

… al mercato del lavoro
Nell’analisi della figura professionale del veterinario è fondamentale tenere presente che nella quasi totalità dei casi, una volta terminati gli studi universitari, si prosegue con la formazione post-laurea: in particolare, collaborazioni volontarie (55%), tirocini (30,5%), ma anche stage in azienda (30%) e scuole di specializzazione (26%). Si tratta di attività propedeutiche all’avvio dell’attività libero professionale di veterinario, intraprese dalla quasi totalità dei laureati in questo ambito i quali, una volta entrati nel mercato del lavoro, contratto avviano, nella stragrande maggioranza dei casi, un’attività autonoma libero professionale (84% contro il 23%).
Ma quanto ci impiegano a entrare sul mercato del lavoro? Iniziano a lavorare per lo più una volta che hanno portato a casa il titolo di laurea (79% contro il 64%), pertanto non stupisce che la prima occupazione arrivi entro i 7,4 mesi, contro i 7,1 del complesso dei laureati magistrali occupati.
Si inseriscono principalmente in ambito privato (94% contro il 73%), presso studi professionali (56,5%) cliniche veterinarie o altre strutture sanitarie (32%), raggiungendo un guadagno medio di 1.070 euro contro 1.336 euro netti mensili della media.
Visto lo sbocco professionale, è evidente che tra i veterinari la corrispondenza tra studi compiuti e occupazione svolta è molto elevata: il 77% usa molto le competenze acquisite all'università, contro il 51% della media. A tal punto che il titolo risulta efficace per lavorare per il 98% dei veterinari, contro l'62,5 % dei loro colleghi.


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