Studenti e ricercatori

AlmaLaurea: medici presto al lavoro, ma la piena realizzazione arriva nel lungo periodo

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Chi è e che performance di studio ha all'università? Come si è inserito nel mercato del lavoro? I dati AlmaLaurea su Profilo e Condizione occupazionale dei laureati italiani permettono di tracciare il profilo professionale di chi ha scelto medicina a partire dall’analisi delle caratteristiche formative fino all’appeal riscosso sul mercato del lavoro.

Gli anni dell’università
L’analisi indaga le performance formative di 480 laureati magistrali del 2009 che, intervistati a cinque anni dalla laurea, dichiarano di svolgere la professione di medico “generico”. Giovani che hanno conseguito una laurea magistrale a ciclo unico, naturalmente in ambito medico. Una professione intrapresa maggiormente dalle donne (rappresentano il 59%, contro il 41% dei maschi), relativamente più diffusa al Nord (54% contro il 24% della media), e iniziata da laureati con alle spalle contesti famigliari avvantaggiati, sia dal punto di vista culturale (49 su cento hanno almeno un genitore laureato; è il 32% per la media) che economico (41 su cento ha alle spalle una famiglia di status economico elevato contro il 26%). E all’università come si comportano? Raggiungo il titolo a 27,8 anni (contro un’età media di 27,2 anni rilevata per il complesso dei laureati di secondo livello), e terminano il percorso nel 65% dei casi al più entro un anno fuori corso (è l'83% per il complesso totale dei laureati) con un voto medio di laurea (105,2 contro 107,6) leggermente inferiore alla media. Nel loro curriculum formativo, non mancano i tirocini (47% contro il 53%), e qualche esperienza internazionale (12% contro il 20%). E se gli chiedi cosa pensano del percorso universitario appena concluso, si dichiarano complessivamente soddisfatti, tanto che potendo tornare ai tempi dell’iscrizione, il 69% sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso ateneo.

L’ingresso nel mercato del lavoro
È innanzitutto fondamentale tenere presente che nella quasi totalità dei casi, una volta terminati gli studi universitari, si prosegue con la formazione post-laurea: in particolare, tirocini e praticantato (70%), scuole di specializzazione (52%), collaborazioni volontarie (29%) e corsi di formazione professionale (26%). Si tratta di attività propedeutiche all’avvio della professione che, visto il lungo percorso formativo intrapreso, necessiterebbe tuttavia di tempi di osservazione ben oltre i cinque anni previsti dalle indagini AlmaLaurea.
Resta vero che una volta entrati sul mercato del lavoro chi ha in tasca un percorso formativo in medicina trova subito occupazione, anche se la piena realizzazione professionale arriva nel lungo periodo. Non stupisce quindi che, sebbene inizino a lavorare per lo più una volta che hanno portato a casa il titolo di laurea (80% contro il 64%), la prima occupazione arrivi molto prima che per la media: 3,9 mesi, contro i 7,1 del complesso dei laureati magistrali occupati. Si inseriscono soprattutto in ambito pubblico (71% contro il 23%), nel ramo della sanità (95%). E oltre la metà lo fa contando su un lavoro stabile (51%, contro il 70% della media), in particolare con un contratto libero professionale (46% contro il 23%), raggiungendo un guadagno medio che supera di netto quello percepito dai colleghi magistrali (1.618 euro contro 1.336 euro netti mensili), sebbene la percentuale di chi è assunto con un contratto part time sia nettamente più elevata della media (45% contro il 17%). Visto l'ambio di inserimento professionale, non stupisce che tra i medici la corrispondenza tra studi compiuti e occupazione svolta sia quasi totale: il 91% usa molto le competenze acquisite all'università contro il 51% della media. A tal punto che il titolo risulta efficace per lavorare per il 100% dei medici generici, contro l'87% dei loro colleghi.


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