Pubblica e privata

La globalizzazione dello spazio

di Roberto Battiston*

La collaborazione nello spazio è certamente uno dei punti qualificanti per aprire una nuova era nelle relazioni bilaterali italo-cinesi. E non a caso. Oggi i 250 miliardi di fatturato annuo globale della Space Economy nei paesi OECD (The Space Economy at a Glance 2014) sono la frontiera più alta della globalizzazione, ma non mi riferisco ai numeri, visto che ci sono settori enormemente più pesanti nel Pil globale. E non si tratta di un facile gioco di parole. Lo Spazio è oggi diventato il luogo dove la globalizzazione viene declinata attraverso valori comuni irrinunciabili: valori scientifici, tecnologici, economici e, non ultimi, valori umanistici. La globalizzazione spaziale è allo stesso tempo competitiva e collaborativa. L’esempio più lampante è la Stazione Spaziale Internazionale, l’avamposto dell’uomo nello spazio, che da 15 anni accoglie astronauti di diverse nazioni, che sulla Terra sono spesso in competizione se non addirittura in una situazione di confronto. Ma lassù, a 400 chilometri dalla terra, ad una velocità di circa 28mila chilometri all’ora, la collaborazione non è mai mancata. Non poteva mancare.

Oggi la diplomazia dello Spazio è un fatto certo. Tutti hanno capito che l’esplorazione spaziale, robotica e umana, non è affare che si possa trattare con risorse esclusivamente nazionali, pena il fallimento o, nella migliore delle ipotesi, costi insostenibili. Questo è anche il sentimento comune che ha caratterizzato gli incontri che la delegazione dell’ASI a Pechino ha avuto con le diverse agenzie governative cinesi che a diverso titolo operano nel settore spaziale. Come in Italia, in Cina lo Spazio è una cosa seria, che impegna risorse scientifiche, tecnologiche ed economiche importanti. Solo il settore delle telecomunicazioni satellitari cinesi è stimato intorno ai 60 miliardi di dollari, mentre il sistema di navigazione satellitare Beidou nel 2020 conterà 35 satelliti e coprirà tutto il mondo. La Cina è una potenza dello Spazio, con un budget allocato (a parità di potere di acquisto) di 10,7 miliardi di dollari secondo solo agli Stati Uniti e con programmi ambiziosi, come la costruzione di una stazione spaziale permanente – sul modello della Iss – che sarà operativa a partire dal 2020, e aperta alla collaborazione con altre nazioni. L’Italia pur con numeri diversi – 1,6 miliardi di euro e circa 6000 dipendenti – nello Spazio è una nazione all’avanguardia. Nel 1964, è stato il terzo paese, dopo Stati Uniti e Unione Sovietica, a lanciare un satellite artificiale. Da allora ha fatto investimenti sempre più consistenti e un bagaglio di esperienza scientifica e industriale invidiabile, che ci rende leader a livello mondiale. Basti pensare ai moduli della Stazione Spaziale Internazionale: con il lancio del modulo logistico Leonardo, avvenuto nel marzo 2001, l’Italia è diventata la terza nazione, dopo Russia e Stati Uniti, ad inviare in orbita un elemento della Iss. La famosa cupola da dove gli astronauti fanno quelle bellissime fotografie della Terra è stata realizzata da una serie di industrie sotto la guida di AleniaSpazio. Oggi oltre il 50% del volume abitabile della Stazione è costruito in Italia. Il successo di Rosetta è il simbolo di questa straordinaria capacità tecnico scientifica nazionale, che ci aspettiamo di provare una volta di più con l’ambizioso programma Exomars, il cui lancio è previsto per il marzo del prossimo anno.

Ci sono tutte le premesse per innalzare quantitativamente e qualitativamente il livello della collaborazione con i cinesi, nei prossimi programmi lunari, marziani e di volo umano. Anche perché è ormai chiaro che la sperimentazione e il trasferimento tecnologico spaziale sono un volano di sviluppo economico. Uno studio della Nasa sull’impatto dei satelliti nelle previsioni metereologiche ha stabilito una maggiore accuratezza, nell’ordine tra il 5 e il 10 %, che in termini economici garantisce una riduzione dei costi tra il 2,8 e il 5,6%, per un valore tra i 250 e gli 800 miliardi di dollari. Sicuramente il delta di questo valore è troppo ampio. Ma c’è una ragione. Le potenzialità dello sfruttamento dei dati satellitari sono ancora da vedere. Specialmente pensando alle ricadute sulla società degli Open Data, ossia i dati che agenzie spaziali possono mettere gratuitamente a disposizione di attori pubblici e privati. È la data policy di Copernicus un programma europeo di Osservazione della Terra attraverso una costellazione di satelliti Sentinel.

Tra le applicazioni ci sono la gestione dei disastri naturali, il monitoraggio degli oceani, della vegetazione e dell’atmosfera, lo studio dei cambiamenti climatici, i servizi alla protezione civile e dati sulle policy di sviluppo sostenibile. In particolare, la Cina nei prossimi 5 anni si appresta a lanciare tra gli 80 e i 100 satelliti, la maggior parte nel settore dell’Osservazione della Terra, dove l’Italia detiene una leadership mondiale grazie al sistema di satelliti radar COSMO-SkyMed. Ma non è l’unico settore dove possiamo incrementare la collaborazione; ci sono anche le strutture abitative per la stazione spaziale, la propulsione elettrica, la robotica spaziale, la Wireless Power Transmission technology, solo per citarne alcune. Un ultimo ma importantissimo esempio di possibile collaborazione italo-cinese: il segmento dei piccoli satelliti ad alta tecnologia. In questo campo il mercato internazionale si sta muovendo molto rapidamente e sono allo studio svariati progetti di mega-costellazioni che coinvolgono migliaia di piccoli satelliti (tra i 2 e i 3 mila entro il 2020 secondo proiezioni di mercato che prevedono un aumento di circa il 20%).

È un segmento importante in costante evoluzione dal punto di vista tecnologico, dei costi e delle prestazioni, e particolarmente abilitante del settore consumer dell’industria elettronica e delle applicazioni smartphone. Sia nel settore dei piccoli satelliti con il “PLATiNO, mini “Piattaforma spaziaLe ad Alta TecNOlogia, che in quello delle tecnologie abilitanti, con il KET LAB nella nostra sede, l'Agenzia Spaziale Italiana, è impegnata con risorse e competenze, perché siamo convinti che quelli appena descritti siano solo alcuni esempi del Rinascimento che viene dallo spazio che migliorerà la vita dell'uomo in questo pianeta e garantirà il futuro delle prossime generazioni.

*Presidente Agenzia Spaziale Italiana
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