Studenti e ricercatori

Diritto allo studio: micro intervento da 1,5 milioni in tre anni, il 60% andrà al Sud

di Marzio Bartoloni

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Alla fine la montagna ha partorito il più classico dei topolini. Per l’emergenza diritto allo studio spunta infatti un emendamento a firma delle due relatrici della manovra- Madga Zanoni (Pd) e Federica Chiavaroli (Ap) - che dovrebbe essere votato oggi insieme alle altre modifiche che stanzia 1,5 milioni in tre anni per “potenziare” il Fondo per il diritto allo studio. Un mini intervento a favore degli studenti delle famiglie meno abbienti e in particolare del Sud (il 60% dello stanziamento è per loro) che lancia un primo segnale di attenzione, ma molto distante dalla richiesta degli studenti, ancora ieri nelle piazze, che chiedevano 200 milioni.

Il mini intervento per il diritto allo studio
L’emendamento a firma delle due relatrici recita così: «Al fine di sostenere l’accesso dei giovani all’università, e in particolare dei giovani provenienti da famiglie meno abbienti, il Fondo di finanziamento dello Stato per l’assistenza scolastica a favore degli studenti universitari da attuare tramite gli enti regionali per il diritto allo studio universitario è incrementato di 500mila euro per ciascun anno del triennio 2016-2018». Con una postilla riservata al Sud: «Le maggiori risorse di cui al presente comma sono destinate per il 60 per cento alle regioni del Mezzogiorno e alle Isole». Lo stanziamento di 1,5 milioni è una prima risposta alle richieste di un aumento di risorse per le borse di studio, colpite quest’anno anche dall’emergenza del nuove Isee che ha escluso diversi beneficiari dell’anno scorso. Si tratta però di un finanziamento modesto rispetto alle richieste: ancora ieri gli studenti sono scesi in piazza per chiedere più risorse, almeno 100-200 milioni. Anche Flc Cgil-Federazione lavoratori della conoscenza, Link-Coordinamento universitario, Adi-Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani e Crnsu-Coordinamento ricercatrici e ricercatori non strutturati universitari hanno chiamato alla mobilitazione studenti, dottorandi e precari della ricerca per denunciare «le politiche inadeguate e dannose tuttora proposte dal governo in materia di università e ricerca».

Le altre modifiche
Nel pacchetto di modifiche a firma delle due relatrici c’è anche, come già anticipato da Scuola24, la modifica del piano di assunzioni di 1000 ricercatori che non saranno destinati solo agli atenei, ma anche agli enti di ricerca a cui ne sono riservati 200. Sempre agli enti di ricerca è destinato un altro emendamento che gli consente in sostanza di continuare ad avvalersi del personale con contratto di collaborazione coordinata e continuativa «in essere alla data del 31 dicembre 2015» trasformandoli in contratti a tempo determinato.Un altro emendamento interviene poi sulla chiamata diretta dei 500 prof per attrarre i migliori talenti dall’Italia e dall’estero, prevedendo che le risorse stanziate e magari inutilizzate (38 milioni nel 2016 e 75 dal 2017) non finiscano nel calderone del Fondo ordinario di finanziamento degli atenei, ma restino in un fondo ad hoc che si chiamerà«Fondo per le cattedre universitarie del merito». In più per velocizzare le chiamate l’emendamento prevede che almeno la metà dei posti siano assegnate entro un anno dall’avvio della procedura selettiva. Con una precisazione in più: il decreto attuativo con i criteri per «l’individuazione dei relativi settori scientifico-disciplinari di riferimento» dovranno essere «informati a obiettivi di crescita e miglioramento di particolare aree della ricerca scientifica e tecnologica italiana». Salta invece il requisito dell'abilitazione che era stato richiesto dagli emendamenti del Pd.


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