Studenti e ricercatori

Mobilità internazionale per 1 studente su 10, Regno Unito e Spagna le mete più ambite

di Al. Tr.

S
2
4Contenuto esclusivo S24
Ma secondo l'indagine Eurostudent resta il nodo del riconoscimento dei crediti conseguiti all'estero

Dopo quasi dieci anni in negativo la mobilità internazionale degli studenti universitari italiani (soprattutto quelli delle lauree magistrali) torna a crescere, ma la percentuale - complici le difficoltà economiche e il timore del mancato riconoscimento dei crediti conseguiti - resta ancora inferiore alla media dei paesi europei. Secondo la settima indagine Eurostudent, nell’anno accademico 2011-2012 uno studente italiano su 10 ha frequentato corsi universitari all’estero, percentuale che arriva al 18% se si considerano altre forme di mobilità come corsi di lingue, tirocini, periodi di ricerca o summer school. Le mete Ue più gettonate (grazie anche ai programmi Erasmus) sono Regno Unito e Spagna, mentre oltreoceano si viaggia soprattutto verso gli Usa.

I numeri
Secondo i dati, gli studenti più «mobili» sono quelli iscritti a corsi nell’ambito delle scienze umane - per i quali il tasso di mobilità è quasi il doppio della media e quelli con genitori laureati, che sono 1,7 volte più mobili e 1,3 volte più disponibili alla mobilità di quelli con genitori non laureati. Tendenza che, dice Eurostudent, si spiega ovviamente con una maggiore disponibilità finanziaria delle famiglie con livelli di istruzione più alti, ma anche con «un maggior valore sociale e culturale» riconosciuto alla mobilità come componente del curriculum individuale.
Il 45% degli studenti che hanno svolto un periodo di studio in mobilità internazionale, dice l’indagine, mentre più di due terzi di chi li ha conseguito ne ha poi ottenuto il pieno riconoscimento.
Le famiglie si confermano come la principale fonte di finanziamento della mobilità internazionale per più di 4 studenti su 5, mentre solo 1 studente su 5 ha potuto contare su fondi pubblici nazionali o europei.


© RIPRODUZIONE RISERVATA