Studenti e ricercatori

Le tre proposte concrete per salvare il diritto allo studio

di Lorenzo Roesel *

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Troppo spesso sentiamo parlare dei giovani e della loro importanza per la ripresa economica e sociale del nostro paese, eppure dopo un timido aumento del Finanziamento al fondo ordinario universitario per il 2014, quest'anno abbiamo assistito all'ennesimo taglio. Gli atenei hanno visto ridursi il proprio finanziamento a poco meno di 7 miliardi di euro, un ulteriore definanziamento che grava pesantemente sugli atenei durante il 2015.
A oggi, la situazione del diritto allo studio universitario in Italia è sempre più preoccupante. A una progressiva scarsità di risorse investite nel sistema universitario (ultimo caso, l’ennesima diminuzione del Ffo per il 2014), si aggiunge la drammatica situazione di circa 46mila studenti universitari dichiarati idonei a ricevere una borsa di studio, ma - vista la scarsità di fondi - rimasti a mani vuote.

La situazione
Come evidenziato dal recente documento sulla «Condizione studentesca» approvato dal Consiglio nazionale degli studenti universitari, a ciò si aggiunge il calo proporzionale dei fondi regionali, in combinato disposto con l'aumento generalizzato della tassa regionale per il Diritto allo studio. Sempre di più, in buona sostanza, gli studenti universitari sono lasciati soli nell'affrontare le spese per la frequenza dei percorsi universitari. E questo in un momento dove, anche in vista degli obiettivi di Europa 2020, il nostro paese avrebbe fortemente bisogno di aumentare il numero complessivo di giovani laureati. Non stupisce quindi che, pur in una situazione di perdurante incertezza economica, gli altri paesi europei come Spagna, Francia e Germania, abbiano continuato a investire nel sostegno all'istruzione di livello terziario. In questo quadro, l'Italia continua ad essere una triste eccezione. Il nostro Paese si contraddistingue inoltre anche per la reticenza nell'investire con coraggio in un sistema improntato sul riconoscimento del merito. Siamo incapaci di valorizzare adeguatamente gli studenti particolarmente meritevoli e di garantire i giusti incentivi premiali a quei soggetti che investono nelle borse di studio. Al contrario, infatti, delle donazioni liberali da parte di aziende o privati alla Ricerca e alla Cultura (che sono detassate e possono essere soggette a deduzioni o detrazioni fiscali), quelle destinate al finanziamento di borse di studio non solo non prevedono più alcun credito d'imposta (destituito con la finanziaria del 2015 dopo non essere mai stato realmente attuato) ma vengono anche tassate.

Da dove ripartire
Crediamo che uno dei passi decisivi per uscire definitivamente dalla crisi possa essere quello di investire con coraggio nel sistema universitario e quindi sui suoi protagonisti: gli studenti. Per far questo, come Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio (federazione di liste universitarie da anni presente negli organi di quasi tutti gli atenei d’Italia e nel Cnsu) lanciamo tre proposte - concrete e realizzabili - che potrebbero, qualora attuate, invertire l’attuale tendenza accelerando la ripresa economica.
1) Rivedere al rialzo già a partire da quest’anno le soglie di Isee e Ispe per accedere alle prestazioni del Diritto allo studio erogate secondo il Dlgs 68/12, in modo da allargare la platea di idonei ad oggi artificiosamente ridotta. Inoltre è fondamentale poter scomputare dal calcolo finale dell’Isee i guadagni ottenuti dalle attività a tempo parziale (contratti lavorativi temporanei che gli studenti stipulano con la propria università) e le borse di studio degli studenti Erasmus.
2) Alzare la soglia per cui non si viene più considerati “figli a carico” del proprio nucleo familiare dagli attuali 2840,51€ (come stabilito dal T.U.I.R. all'articolo 12 comma 2) a 6000 euro e non considerare le borse di studio come fonte di reddito dello studente. Il beneficio sarebbe duplice: le borse di studio non contribuirebbero a portare a considerare lo studente come ormai indipendente (con conseguente aumento di tasse per il proprio nucleo familiare) e non sarebbe più imponibile l’Irap all’ente erogatore della borsa di studio, aumentando quindi il gettito netto totale e di conseguenza anche il numero assoluto di borse di studio.
3) Equiparare la normativa che regola le donazioni liberali per le borse di studio da parte delle aziende alla normativa che regola le donazioni liberali per la ricerca (la cui deducibilità dal reddito d’impresa è accordata dalla legge finanziaria del 2006 all'articolo 1 comma 353) premiando quindi le aziende che investono sugli studenti «meritevoli anche se privi di mezzi».

* Presidente del CLDS - Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio


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