Studenti e ricercatori

Ricercatori italiani primi per richieste di finanziamento all’Ue, ma dall’estero quasi nessuno sceglie l’Italia

di Marzio Bartoloni

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Siamo primissimi tra 40 Paesi per numero di richieste di finanziamento a dimostrazione che i ricercatori italiani hanno “fame” di ricerca e sono sempre più costretti a guardare altrove visto che nelle nostre università e centri di ricerca i fondi sono con il contagocce. Ma quando bussiamo in Europa scontiamo una percentuale di successo troppo bassa rispetto al numero di domande.E soprattutto l’Italia è snobbata dai ricercatori degli altri Paesi come destinazione finale dove poi spendere i fondi spesso molto sostanziosi garantiti dall’Ue . E così a parte gli stessi italiani che decidono di restare a fare ricerca nei nostri laboratori dall’estero non viene praticamente nessuno: solo 24 cervelli in 7 anni. Segno che le nostre strutture scientifiche sono davvero poco attrattive. La nuova impietosa fotografia dell’Italia della ricerca - brava a formare cervelli ma non ad attrarli - arriva dall’ultimo rapporto dell’Erc , il Consiglio europeo della ricerca, che ha appena pubblicato un rapporto sulle attività finanziate dal 2007 al 2013.

Il bilancio dell’Erc
Il Consiglio europeo della ricerca in 7 anni ha finanziato i migliori cervelli con 7,5 miliardi: in tutto sono stati scelti 4.354 progetti di ricerca - tra starting grant, consolidator grant e advanced grant (sovvenzioni destinate a giovani cervelli o ricercatori esperti per quella che una volta era definita ricerca di base) - dopo una selezione serratissima tra ben 41.866 domande di finanziamento arrivate dai ricercatori europei e di altri Paesi (l’Erc apre anche agli studiosi extraeuropei a patto che poi facciano la ricerca in Europa). Ebbene di queste richieste ben 6326 sono state presentate da ricercatori italiani (più del 15% del totale), un primato che non ha un significato per forza positivo perché poi hanno conquistato i fondi in 407 segnando un tasso di successo (il 6,4%) tra i più bassi in Europa. Insomma bussiamo tanto alla porta europea, ma ci aprono troppe poche volte. In ogni caso siamo il quarto Paese europeo per progetti finanziati, dopo Germania (700 progetti, tasso di successo del 13,8%) Inghilterra (604 e 13,60%) e Francia (498 e 15,50%). Se si dovesse poi prendere in considerazione solo il tasso di successo dei progetti presentati - un indicatore che misura la capacità di saper partecipare bene ai bandi - la classifica viene guidata addirittura dai ricercatori extra europei: svizzeri per primi (18,2%), israeliani (17,5%) e americani (16,7%). Fin qui le notizie ancora positive che comunque mostrano come il nostro sia un Paese che può contare su ricercatori che nonostante tutto hanno un buon pedigree.

Nessuno sceglie l’Italia
A colpire sono soprattutto le scelte dei ricercatori che possono decidere di spendere i loro grant (le sovvenzioni per i loro progetti che valgono fino a 2 milioni) in un altro Paese europeo trovando la struttura migliore dove fare ricerca. La meta più gettonata in questo caso è l’Inghilterra con ben 969 ricercatori ospitati e di cui quasi la metà non sono inglesi. La seconda meta più scelta dai migliori cervelli d’Europa è la Germania (614) e poi la Francia (571) dove gli stranieri sono circa uno su quattro. E l’Italia? I progetti finanziati a ricercatori italiani sono come detto in tutto 407: in 178 hanno deciso di fare le valigie e andare altrove - fatto normale nel mondo della ricerca - mentre in 229 sono rimasti in Italia. A loro però si sono uniti pochissimi cervelli stranieri: solo 24 in 7 anni di progetti finanziati dall’Erc. Una miseria. Numeri striminziti che dimostrano la poca attrattività dei nostri atenei e centri di ricerca. Un fatto confermato anche dalla classifica delle strutture top 100 che sono stati in grado di attrarre più ricercatori e i loro preziosi grant. La graduatoria è guidata dal Cnrs francese, seguito da Oxford, Cambridge e dal Max Plank tedesco. Per trovare la prima struttura italiana bisogna scendere addirittura al 59° posto: si tratta del Cnr, seguito dall’università Sapienza di Roma al 67° posto, dagli atenei di Trento e Milano ( al 76° e 77° posto) e da quello di Padova al 90esimo.


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