Pubblica e privata

Ricerca, asse università-imprese

di Marco Morino

Favorire la collaborazione tra università e imprese per trasformare la ricerca in un fattore di successo e di crescita per l’economia. Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, rilancia il tema dell’innovazione, «indispensabile - dice - per un Paese come l’Italia che non dispone di materie prime e perciò obbligato a investire sulla conoscenza», chiudendo all’Expo di Milano la XIII giornata della ricerca e dell’innovazione organizzata da Confindustria.

«L’alleanza tra pubblico e privato - sostiene Squinzi - è una strada obbligata per fare massa critica. Non si fa nulla da soli, non si scarica valore senza mettere in comune il sapere. Non è un fatto nuovo: se ci pensate, quello che ci insegna la storia della nostra industria migliore e l’esempio di alcuni straordinari scienziati, penso a Giulio Natta (premio Nobel per la chimica nel 1963, ndr) che per me è stato importantissimo, è la necessità quanto mai attuale di disporre di una politica dell'innovazione che faccia lavorare bene insieme mondo accademico e mondo industriale». La ricerca pubblica, secondo Squinzi, può diventare un grande dipartimento diffuso di ricerca e sviluppo per l’impresa, quella di minori dimensioni in particolare, che non può permettersi investimenti e strutture così impegnative. Opinione condivisa da Diana Bracco, vicepresidente di Confindustria per la ricerca e l’innovazione: «Bisogna favorire l’interazione tra ricerca pubblica e privata», sottolinea la Bracco.

«Il modello di impresa che prevarrà - continua Squinzi - è quello che sa competere sul sapere». «Oggi - incalza Diana Bracco - per competere con successo sui mercati internazionali servono prodotti che incorporano un elevato contenuto di innovazione. Rispetto alla prima edizione della giornata della ricerca, 13 anni fa, sono stati compiuti notevoli progressi: allora mancava del tutto la percezione che l’innovazione fosse alla base dello sviluppo. Oggi - continua Diana Bracco - la consapevolezza c’è, grazie anche al ruolo crescente giocato dall’Europa, ma bisogna fare di più. Bisogna spingere un sempre maggior numero di imprese a investire in ricerca e innovazione». Proprio in questi giorni la Commissione Ue ha lanciato i bandi di Horizon 2020 per il prosismo biennio 2016-2017 con una dotazione di 16 miliardi di euro. «Un’opportunità incredibile di crescita - dice Diana Bracco -: dobbiamo esser bravi ad approfittarne».

«Spero - aggiunge Squinzi - che il piano nazionale della ricerca del governo diventi presto operativo. Ne parliamo ormai da mesi ed è stato tempo prezioso perso. E mi auguro che alla fine, nelle pieghe della manovra, si trovi qualche fondo in più». Replica Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione: «Il piano ha già incassato il via libera dal pre-Cipe e dovrebbe ottenere l’approvazione del Cipe ai primi di novembre. Subito dopo diventerà operativo».

Per diffondere la cultura dell’innovazione nel mondo industriale, Il Sole 24 Ore - annuncia il direttore Roberto Napoletano - «inizierà a breve un viaggio nell’Italia che cambia, partendo dall’Emilia Romagna, per raccontare chi fa ricerca». «Sono contento - commenta Squinzi - che cominceremo presto con Il Sole 24 Ore un viaggio nell'Italia degli innovatori e la racconteremo nei territori, nei distretti, nelle reti che fanno tutti i giorni grande questo Paese. Io, Diana Bracco, tutti noi di Confindustria saremo in prima fila ad ascoltare la voce delle imprese e degli imprenditori, noti e meno noti, ma che vincono con l’innovazione sui mercati del mondo. L’alleanza degli innovatori, tra gli innovatori, il loro esempio per gli altri, può essere uno straordinario motore di crescita civile dell’Italia».


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