Studenti e ricercatori

Accesso alla docenza più veloce, per i giovani cervelli «tenure track» dopo 5 anni

di Marzio Bartoloni

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Stop a carriere da ricercatore troppo lunghe e soprattutto all’insegna del precariato. Sì invece ad un accesso alla docenza più veloce, con un percorso unico che dopo il dottorato e un post-doc in cinque anni apra la strada alla docenza chiudendo per sempre con la divisione disegnata dalla riforma Gelmini tra ricercatori di tipo a (a tempo determinato) e b (gli unici che possono accadere alla tenure track). Da Udine, dove il Pd ha riunito lo scorso week end il pianeta dell’alta formazione (atenei, ricerca, Its e Afam) per trovare nuove ricette per dare «più valore al capitale umano» (questo il titolo dell’incontro), arrivano le prime risposte. Che potrebbero concretizzarsi presto in norme ad hoc. Il veicolo c’è già, come spiega Francesca Puglisi tra le organizzatrici insieme a Manuela Ghizzoni e Rosa Maria Di Giorgi (responsabili Università e Ricerca Pd) dell’incontro di Udine : è un Ddl al Senato a firma del senatore Pagliari che riguarda (per ora) solo il fronte degli assegnisti di ricerca. «Lì - spiega la senatrice e responsabile del settore formazione del Pd - possiamo inserire gli emendamenti necessari per riformare il percorso da ricercatore».

Un solo percorso prima della tenure track
In Italia oggi ci sono solo 6 docenti sotto i 40 anni. E tanti, troppi ricercatori avanti con gli anni e costretti allo slalom della precarietà. Un effetto non solo del blocco pluriennale del turn over, ma anche di una carriera di accesso alla docenza troppo lunga per i giovani ricercatori che si dividono tra assegni di ricerca, contratti a tempo determinato e pochi posti per accedere alla tenure track (il percorso alla docenza). «Tra i vari temi affrontati a Udine dagli addetti ai lavori che abbiamo voluto incontrare è emersa molto forte anche la questione di ridisegnare il percorso dei ricercatori e dell’accesso alla docenza per renderlo più semplice simile a quanto accade all’estero nei Paesi Ocse», avverte Puglisi. Che punta il dito contro la riforma Gelmini (la legge 240/2010): «Ha frammentato le figure pre-ruolo, ha alzato l’età media dei ricercatori e creato precarietà». L’idea - secondo i “consigli” arrivati da Udine - potrebbe essere quella di riformare il percorso di accesso alla docenza riducendolo a 5 anni. Come? «Oggi - spiega Puglisi -un ricercatore ha almeno 4 anni di assegni di ricerca, a cui se ne aggiungono 5 (3+2 ndr) da ricercatore di tipo a e poi altri 3 come ricercatore di tipo b, una soluzione potrebbe essere quella di un percorso di 3 anni da post doc dopo il dottorato per accedere poi alla tenure track: in tutto cinque anni». Il veicolo per inserire questa modifica - aggiunge la Puglisi - potrebbe essere il Ddl a firma del senatore Pagliari già incardinato a Palazzo Madama che riconosce anche agli assegnisti post-Gelmini la possibilità di accedere a un posto di ricercatore (a o b): «Presto presenteremo un emendamento ad hoc».

L’idea della «Carta di Udine»
Dall’incontro organizzato dal Pd è arriva anche l’idea di scrivere la cosiddetta Carta di Udine, un manifesto della ricerca e dell’alta formazione elaborato dalla base, dagli addetti ai lavori, e da presentare al Governo. Dai tavoli tematici e dai laboratori che sono stati organizzati è emersa infatti la fotografia di un sistema universitario e della ricerca che deve essere sempre più aperto al territorio, ai cittadini e alle imprese, più autonomo e sganciato dalle procedure e dai vincoli che interessano il resto della pubblica amministrazione; che deve investire sul capitale umano, sul merito, sui giovani. «In Friuli Venezia Giulia - ha evidenziato Puglisi - abbiamo avuto l'opportunità di realizzare un evento di alto livello, che ha riunito rettori, docenti, tecnici, ricercatori, studenti, istituzioni, politici, amministratori, per un confronto ricco e centrato su un tema cruciale». Tra le idee emerse durante i tavoli c’è anche l’idea di creare una unità di missione presso Palazzo Chigi per coordinare e gestire tutti gli interventi sulla ricerca, a cominciare dal Piano nazionale della ricerca.


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