Studenti e ricercatori

Cresce all’estero l’appeal degli atenei italiani, al Nord fino al 15% degli studenti sono stranieri

di Marzio Bartoloni

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L’Italia è il Paese dove quasi mille anni fa è nata la prima università nel mondo, l’«Alma mater» di Bologna, che attraeva i migliori cervelli dell’epoca. Ma da allora le cose sono cambiate e a lungo le accademie italiane sono state snobbate dagli studenti stranieri. Un trend che negli ultimi anni sta cominciando lentamente a invertirsi: oggi rappresentano quasi il 5% di tutti gli iscritti nelle università italiane, con albanesi rumeni e cinesi a guidare per numero questo piccolo esercito di oltre 70mila giovani studiosi che hanno fatto le valigie per venire in Italia a laurearsi. Con punte molto più alte in alcuni atenei - soprattutto del Nord - che contano tra il 10 e il 15% di studenti iscritti provenienti dall’estero grazie a iniziative ad hoc per loro, come i corsi tutti in inglese o le double degree.

Stranieri in crescita
I numeri contenuti nell’anagrafe degli studenti raccontano di una crescita costante negli ultimi anni di studenti stranieri a fronte tra l’altro a un calo di iscrizioni tra gli italiani. Si è passati dai 64mila iscritti dell’anno accademico 2011-2012 agli oltre 71mila del 2014-2015, una cifra questa quasi raddoppiata rispetto a 15 anni fa. Crescita confermata anche dalle immatricolazioni che sono salite in 4 anni da 12mila a quasi 13mila. Certo si tratta ancora di numeri molto limitati - sono stranieri circa il 5% del totale degli iscritti in Italia - soprattutto rispetto alle performance dei campus americani o degli atenei inglesi di maggior prestigio che attraggono giovani studiosi da tutto il mondo. Ma è indubbio che sta migliorando l’appeal delle università italiane scelte soprattutto per le facoltà linguistiche, per medicina, economia e architettura. Pochi quelli invece che scelgono il profilo letterario, psicologico o giuridico. A decidere di studiare in Italia sono invece soprattutto albanesi - ben 11mila, il 16% del totale - anche per la vicinanza e per rapporti consolidati tra i due Paesi che arrivano da lontano. Ma sono numerosi anche i cinesi (7mila, il 10%) e i rumeni (9%). Tanti anche dall’Africa (13%) e dalle Americhe (10%). Gli europei complessivamente rappresentano oltre metà degli studenti (36mila), dopo albanesi e rumeni i più numerosi sono greci, moldavi, ucraini, russi, polacchi, tedeschi e francesi.

Le università più richieste
Le mete accademiche più gettonate dagli studenti stranieri sono al Nord: soprattutto gli atenei della Lombardia, Bolzano,Torino, ma anche Genova, Firenze, Perugia, mentre al Sud sono pochissimi (ci va solo l’1%). E poi ci sono le eccellenze che hanno deciso di investire sull’internazionalizzazione, come Bocconi, i Politecnici di Milano e Torino e anche la Luiss di Roma. Atenei che infatti spesso figurano anche nei ranking internazionali e dove gli studenti stranieri sono in media il 15%, ma in alcuni corsi sono anche la maggioranza. Questo grazie ad iniziative mirate come i corsi in inglese. Alla Bocconi a esempio sono stati attivati 5 corsi di laurea triennale in economia e finance e 9 corsi di laurea specialistica in inglese così come quello in scienze politiche. Completamente in inglese anche il prestigioso Mba dove non a caso nell’ultima edizione su 98 partecipanti solo un quarto erano italiani e gli atri provenivano da 36 Paesi. Il Politecnico di Milano, tra i primi a puntare sull’internazionalizzazione, ha oggi attivi ben 35 corsi di laurea in inglese e tutti e 18 i dottorati (dove stranieri sono il 30%). Al Politecnico di Torino è possibile seguire in inglese tutti i corsi del primo anno sia per ingegneria che architettura delle lauree triennali. Sono attivi inoltre 15 percorsi completamente in lingua inglese e viene garantita anche la presenza di mediatori culturali per chi viene dalla Cina o dai paesi sudamericani o arabi. La Luiss di Roma oltre ai corsi in inglese ha puntato molto sugli accordi con gli atenei esteri (cinesi, Usa e russi) e può vantare 16 tra Double Degree, programmi di doppia laurea che riconoscono un doppio titolo, e partnership strutturate per far conseguire agli studenti titoli di studio validi in più Paesi.


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