Studenti e ricercatori

E il Cun aggiunge: si inseriscano altri ricercatori

di Benedetta Pacelli

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La carica dei “mille” ricercatori non basterà a salvare l’università. Se per il ministro dell’Istruzione e università, Stefania Giannini, la legge di Stabilità per il 2016 «valorizza l’eccellenza, il merito e l’alta qualità scientifica», per il Consiglio universitario nazionale ne servirebbero almeno 4 mila «per scongiurare l’emergenza» in cui si trova l’intero sistema accademico. Con un corpo docente ridotto ai minimi storici, circa 12mila professori in meno negli ultimi sette anni e un numero di ricercatori destinati poi alla cattedra che, a cinque anni dalla riforma Gelmini (l.240/10) che ne ha modificato il ruolo, non arrivano a quota 500.

Il parere
Ecco quindi che le misure previste nella legge di Stabilità, con fondi agli atenei per 500 cattedre di eccellenza, per mille ricercatori di tipo B (gli unici che potrebbero aspirare al ruolo) e poi ancora con lo sblocco del turn over, per i professori universitari sono poca cosa per un sistema in affanno. «Manca tuttora un’adeguata politica di reclutamento che consenta l’immissione regolare di giovani docenti in posizioni stabili, a garanzia della sostenibilità dell’intero sistema». Secondo il Cun servirebbero almeno 4mila ricercatori di tipo B mentre ne sono in servizio meno di 500, per non parlare di quelli di tipo A che superano di poco le 2.700 unità (la riforma Gelmini ha creato queste due nuove figure, i ricercatori di tipo A, con un contratto di tre anni, rinnovabile massimo per altri due e i ricercatori di tipo B, figure che dopo tre anni di contratto potrebbero, secondo la norma, accedere al ruolo di professore associato).

Ad aggravare la situazione poi il fatto che secondo la legge di stabilità le chiamate dirette per elevato merito scientifico avverranno sulla base dei criteri che saranno fissati da un Dpcm atteso entro 90 giorni dal varo della stabilità. In pratica, in aggiunta all’attuale sistema di reclutamento, una nuova modalità ancora tutta da costruire, mentre secondo il Consiglio universitario nazionale «il preannunciato reclutamento di poche centinaia di professori universitari di prima e di seconda fascia debba effettuarsi, nel rispetto della legge 240/10, mediante procedure comparative, senza introdurre ulteriori, speciali, modalità di selezione e valutazione».

Serve un rilancio del sistema universitario
In generale i professori auspicano che venga disposto un progetto di rilancio del sistema universitario, che preveda «quanto meno l’assunzione di un numero adeguato di ricercatori (Tenure Track), il finanziamento della seconda tranche del piano straordinario per la chiamata di Professori di seconda fascia previsto dalla legge 13 dicembre 2010, n.220 (legge di stabilità 2011) e l’attivazione di un piano straordinario per il reclutamento di Professori di prima fascia». «Se vogliamo che l’università si rinnovi», ha spiegato Paolo Rossi professori ordinario all’università di Pisa e componente del Cun, «dobbiamo garantire un ingresso significativo di giovani. Ma nello stesso tempo a questi dobbiamo dargli un futuro reale, futuro che senza un percorso credibile di accesso permanente al ruolo al momento sembra inesistente».


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