Studenti e ricercatori

Anche le spese universitarie entreranno nel «730» precompilato

di Giovanni Parente

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Anche le spese universitarie entreranno nella dichiarazione precompilata 2016. Il progetto a cui sta lavorando l'agenzia delle Entrate potrebbe concretizzarsi a stretto giro con la diffusione del provvedimento con le modalità tecniche di invio telematico delle informazioni da parte degli atenei. Intanto, però, il Ddl di Stabilità dà un contributo in questa direzione perché punta a rimuovere uno degli ostacoli legati alla necessità di individuare per gli atenei privati il valore corrispondente alle tasse dell'università più vicina a quella del contribuente o del figlio a carico.

Il nodo
Facciamo un passo indietro. Attualmente la norma di riferimento (l'articolo 15 del Testo unico delle imposte sui redditi, il Tuir) stabilisce che la detrazione del 19% dall'Irpef è ammessa per «le spese per frequenza di corsi di istruzione universitaria, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi delle università statali». La chance riguarda sia le spese sostenute direttamente sia quelle per i soggetti a carico. Finora quindi chi ha fatto il 730 e aveva un figlio iscritto in un’università privata doveva andarsi a cercare la tassa d’iscrizione richiesta per lo stesso corso di laurea dall’ateneo pubblico più vicino, come indicato già dalla circolare 11/1987 del ministero delle Finanze. Nel momento in cui si automatizza la procedura di trasmissione delle informazioni per consentire al contribuente di trovarle già nel 730 precompilato, una ricerca del genere complicherebbe e non poco l’adempimento a carico delle università. Soprattutto se l’obiettivo è quello di far partire il meccanismo già per l’anno in corso e quindi presumibilmente con una scadenza di invio dei dati all’agenzia delle Entrate entro i primi mesi del prossimo anno (bisogna infatti ricordare che il 730 precompilato deve essere messo a disposizione dei contribuenti entro il 15 aprile).

La modifica
Ecco perché il Ddl di Stabilità cerca di individuare una sorta di parametro di riferimento, delegando a un decreto del Miur la fissazione degli importi. In pratica si interviene a cambiare la norma del Testo unico stabilendo che la detrazione del 19% spetta per «le spese per frequenza di corsi di istruzione universitaria presso università statali e non statali, in misura non superiore, per le università non statali, a quella stabilita annualmente per ciascuna facoltà universitaria con decreto del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca da emanarsi entro il 31 dicembre, tenendo conto degli importi medi delle tasse e contributi dovuti alle università statali». Quindi sarà compito del ministero definire l’ateneo pubblico di riferimento a cui parametrare le spese.

Gli altri dati in arrivo
L’intervento nel Ddl di Stabilità consentirà di allargare la quantità dei dati caricati direttamente dalle Entrate nel 730 precompilato. Nel 2016 ci saranno anche le spese sanitarie, che riguardano secondo le ultime statistiche fiscali circa 15 milioni di pensionati e dipendenti (la platea di riferimento della precompilata), le spese funebri, quelle per la previdenza integrativa e le spese per lavori di ristrutturazione in casa e risparmio energetico fin dalla prima rata di detrazione (nel 2015, infatti, erano presenti solo dalla seconda in poi). Questo dovrebbe portare a ridurre la percentuale di integrazioni da parte dei contribuenti: secondo le previsioni iniziali dell’Agenzia la quota dovrebbe ridursi dal 72% del 2015 al 45% del prossimo anno.


© RIPRODUZIONE RISERVATA