Studenti e ricercatori

L’Adi boccia la manovra: «Misure insufficienti ed estemporanee»

di Mar.B.

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In attesa che Palazzo Chigi licenzi un testo definitivo della legge di stabilità arrivano le prime reazioni. E le prime bocciature, come quella dell’Adi, l’associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani che parlano di una manovra con «misure insufficienti ed estemporanee i cui principali effetti saranno quelli di aumentare gli squilibri all’interno del sistema accademico e le disuguaglianze fra le sue componenti».

«Comprendiamo il legittimo orgoglio con cui il ministro Giannini rivendica l’aumento del numero dei contratti di formazione specialistica dei medici, grazie a un incremento di 429 milioni di euro, dal 2016 al 2020, delle risorse destinate», avverte l’Adi. Che ritiene tuttavia che «tale orgoglio sarebbe potuto essere più pieno e giustificato se - osservano i dottorandi italiani - si fosse contestualmente risolto anche l'annoso problema del dottorato senza borsa, più volte portato all’attenzione del Miur dall’Adi nel corso degli ultimi anni». Attualmente - ricorda l’associazione - oltre 2.000 colleghi per ogni ciclo «non percepiscono alcun sostegno economico per il loro percorso e sono anzi costretti a pagare tasse che possono arrivare fino a 2.000 euro l’anno, sperimentando una condizione di precarietà che non solo intacca le condizioni di vita e di ricerca dei singoli ma che compromette il processo di produzione del sapere da parte degli atenei in cui operano». Insomma per l’Adi si tratta di risposte «insufficienti» anche per i giovani ricercatori: l’assunzione di circa 380-400 ricercatori a tempo determinato di tipo B in più all’anno (queste le stime dell’Adi) a partire dal 2016 «consentirà indubbiamente di aumentare un tasso di reclutamento drammaticamente basso», ma «si tratta però - afferma l’Adi - di un livello di reclutamento quantitativamente troppo esiguo per mettere in sicurezza il sistema accademico italiano». Inoltre, «il vincolo delle risorse per il reclutamento agli esiti della valutazione della qualità della ricerca appare come l’ennesimo uso della premialità in un'ottica punitiva da parte di un Governo che continua a promuovere meccanismi di finanziamento profondamente discriminatori e dannosi per l’Università nel suo complesso». E poi l’abolizione del turn over per l'assunzione degli ricercatori a tempo determinato di tipo A «non basta per prospettare un cambiamento generale della condizione dei giovani ricercatori».


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