Studenti e ricercatori

Dalla stabilità solo mille ricercatori in più, ma con la «promessa» di salire in cattedra

di Marzio Bartoloni

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La legge di stabilità 2016 lancia un primo segnale di inversione di tendenza al mondo dell’università e della ricerca italiana. Il piano straordinario per l’assunzione di nuovi cervelli da impiegare negli atenei italiani non ha le dimensioni attese e annunciate nei mesi scorsi. I numeri parlano chiaro: saranno solo mille i ricercatori che potranno essere assunti contro i 5-6mila di cui aveva parlato il ministro Giannini oltre un anno fa. Ma la buona notizia è che questo piccolo contingente di giovani cervelli non dovrebbe allungare più le file già molto ampie dei precari. La manovra infatti prevede per loro un percorso di tenure track che poi, in caso di abilitazione raggiunta, aprirà la porta della docenza ai mille ricercatori. Non è tutto: la bozza della legge di stabilità sblocca anche il turnover per i ricercatori a tempo determinato.

Lo stanziamento
La manovra presentata ieri da Palazzo Chigi stanzia infatti 55 milioni per il 2016 e 60 milioni a decorrere dal 2017 per l’assunzione di 1.000 ricercatori di tipo b, quelli appunto previsti dalla riforma Gelmini che poi attraverso un percorso di tenure track possono ambire a salire sul primo scalino della docenza, quello di professore associato. «Ai migliori di loro gli atenei - ha detto ieri il ministro Giannini - potranno garantire una carriera da docente. Si tratta di una misura importante a favore di quei ragazzi che, dopo gli studi universitari, per talento e passione, ambiscono a proseguire nel campo della ricerca». Si tratta dunque, se la norma fosse confermata, di un primo segnale positivo visto che oggi questa tipologia di ricercatori è quella meno “gettonata” dentro gli atenei proprio perché apre le porte a una stabilizzazione (costosa), basti pensare chenel 2014 nelle università sono stati fatti bandi solo per circa 150 ricercatori di tipo b. Una goccia appunto nel mare dei ricercatori precari.

Lo sblocco del turnover
La legge di stabilità apre poi le porte degli atenei anche ai ricercatori a tempo determinato (quelli di tipo a sempre della legge Gelmini) riportando per loro subito il turn over al 100% dal 60% previsto per il 2016.Un fatto, questo, che dovrebbe consentire agli atenei di assumere qualche centinaio di nuovi ricercatori. Con «lo sblocco totale del turnover per i ricercatori a tempo determinato - spiega il ministro - finalmente ogni università potrà fare una politica di investimento sui giovani». Nelle bozze della manovra viene anche aperta per gli assegnisti di ricerca post riforma Gelmini la possibilità di accedere alla carriera di ricercatore di tipo b. «Quella approvata oggi è una legge di stabilità che valorizza l’eccellenza, il merito e l’alta qualità scientifica», ha chiarito il ministro che parla di misure «importanti e incisive» per il capitale umano e i giovani. «Sono particolarmente soddisfatta: per l'Università e la Ricerca - conclude - è davvero un nuovo inizio».


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