Studenti e ricercatori

Anche tra i «cervelli» già rientrati ci sono professionalità da valorizzare

di Alessandra Bucossi*

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Dal 2008 ad oggi l'Italia ha investito 261.127.089 milioni di euro per
«il ricambio generazionale presso gli atenei e gli enti pubblici di ricerca afferenti al Miur, al fine di rafforzare le basi scientifiche nazionali, anche in vista di una più efficace partecipazione alle iniziative europee relative ai Programmi Quadro dell'Unione Europea, destinando a tale scopo adeguate risorse al finanziamento di progetti di ricerca fondamentale proposti da giovani ricercatori” (Bando Fir 2013)» e «a favore di giovani studiosi ed esperti italiani e stranieri, in possesso di titolo di dottore di ricerca o equivalente da non più di 6 anni e impegnati stabilmente all'estero in attività di ricerca o didattica da almeno un triennio” (Bando Montalcini 2014). I giovani ricercatori che hanno beneficiato dei fondi sono stati assunti con contratti a tempo determinato (Ricercatori a tempo determinato legge 230/2005, Ricercatori a tempo determinato legge 240/2010 tipo a e ricercatori a tempo determinato legge 240/10 tipo B). Ad oggi gli atenei italiani, secondo i dati Miur, impiegano a tempo determinato 2.980 ricercatori.

I concorsi per vincere un finanziamento pubblico ricalcano i processi di selezione per i fondi dello European Research Council e sono estremamente selettivi, per fare un esempio il bando Fir 2013 e Sir 2014 prevedevano tre fasi di valutazione da parte di esperti anonimi nazionali ed internazionali (proposta di progetto, progetto definitivo, audizione). Tra le caratteristiche che permettevano ai giovani ricercatori di ottenere un fondo di ricerca c'erano pubblicazioni su riviste internazionali, esperienza all'estero e partecipazione a progetti internazionali.

Domenica 11 Ottobre durante l'intervista a Fabio Fazio nella trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha accennato ad una misura per “attrarre i cervelli” con un concorso nazionale basato sul merito.
Vorrei porre al presidente Renzi e al ministro Giannini, al ministro Padoan e a tutti i concittadini che con le tasse finanziano le università statali italiane alcune domande.

Queste riflessioni non vogliono in alcun modo contrapporre chi è assunto oggi a tempo determinato a chi potrebbe ottenere un posto stabile da professore domani, e tantomeno contrapporre chi lavora in Italia a chi lavora all'estero: il mondo dell'università è per sua stessa natura internazionale! Queste note vorrebbero piuttosto far riflettere sui soldi pubblici che il nostro paese ha già investito nella selezione dei migliori giovani ricercatori dal 2008 a oggi.

Questo nuovo concorso annunciato dal presidente Renzi non sembra (ad oggi i dettagli non sono noti) tener conto dei precedenti bandi nazionali per i finanziamenti alla ricerca (come Firb, Fir, Sir) e per il “rientro dei cervelli” (come il Programma “Rita Levi Montalcini”). Ma tra i giovani ricercatori selezionati con le precedenti misure, di cui molti con un eccellente profilo internazionale, è possibile che non ce ne siano 500 validi e meritevoli?

Il «piano 500 migliori professori» è stato concepito come uno strumento per integrare nell’università pubblica anche i ricercatori che hanno già ottenuto un finanziamento del Miur e hanno un profilo internazionale, oppure si cercheranno solamente nuovi candidati lasciando che i giovani ricercatori già assunti (a tempo determinato) tornino all'estero portando via dall'Italia i risultati del lavoro finanziato dallo Stato?

Per quale motivo il nostro paese ha investito più di 260 milioni di euro per favorire i giovani ricercatori se poi non ritiene che siano all'altezza di rimanere in Italia ed essere stabilmente integrati nel sistema universitario pubblico? Eppure i bandi erano per il “ricambio generazionale”. Quanti ricercatori a tempo determinato vincitori di fondi nazionali destinati al ricambio sono stati stabilizzati a fronte di un investimento di 260 milioni di Euro? Ma se i giovani ricercatori valutati “eccellenti” nelle selezioni nazionali non sono meritevoli, non abbiamo forse sbagliato a spendere 260 milioni di Euro (senza contare le spese per la selezione) per finanziare la loro ricerca?

Quanto potrebbe costare un nuovo concorso nazionale per questi 500 posti di cui ha parlato il Presidente Renzi? Quanto costerebbero i salari (ed i fondi di ricerca) previsti per questi 500 professori? E le Abilitazioni Scientifiche Nazionali (Asn) non sono state un concorso pubblico basato sul merito? E i 500 nuovi professori dovranno avere l'abilitazione oppure per loro varranno regole diverse?

Le selezioni per giovani ricercatori sono state concorsi nazionali basati sul merito. È necessario insistere sul fatto che lo sono state e anche sul fatto che molti giovani ricercatori hanno scelto di tornare nel loro paese per riportare in patria l'esperienza internazionale acquisita. Non dobbiamo poi dimenticare che molti ricercatori italiani competono (e vincono) fondi europei. Il cambiamento è già iniziato e molti soldi pubblici sono già stati investiti, quali frutti hanno portato questi investimenti? Prima di investirne altri non dovremmo rendere pubblico un bilancio delle scelte precedenti?

Nella speranza di ricevere una risposta e nella speranza di far capire ai concittadini come sono stati spesi i soldi pubblici.

*Ricercatore a tempo determinato tipo A presso l’ Università Ca' Foscari Venezia - Vincitrice Bando Fir 2013


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