Studenti e ricercatori

Più docenti stranieri nelle università, tagli in vista per la scuola

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

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Il reclutamento di 500 docenti (anche stranieri). Meno vincoli al turn-over negli atenei. Più fondi per i giovani medici. Sono alcune della misure per l’università e la ricerca destinate a finire nella prossima legge di stabilità che è stata affrontata a grandi linee dal Consiglio dei ministri di ieri e che sarà varata in quello previsto per giovedì mattina. Per finanziarle si dovrebbe attingere innanzitutto ad alcune voci già esistenti nel bilancio del Miur e riguardanti soprattutto scuola. Il ragionamento è che l’istruzione ha già avuto un segnale di attenzione con il varo nel luglio scorso della legge 107 che ha stanziato circa 3 miliardi per cui è ora di dare un segnale di attenzione agli altri due comparti .

Le misure per l’università
L’annuncio lo ha dato il premier Matteo Renzi domenica sera a Che tempo che fa. «Ci sarà una misura ad hoc per portare in Italia 500 professori universitari anche italiani. Un modo per attrarre i cervelli con un concorso nazionale basato sul merito e gli diamo un gruzzolo per progetti di ricerca. L’idea sarebbe quella di bandire un concorso internazionale per coprire 500 posti di ordinari e associati all’interno delle università italiane. Si cercando prof da inserire stabilmente negli organici degli atenei e non per il singolo progetto di ricerca. Andando oltre quanto annunciato nel Def 2015 dove si parlava esplicitamente di potenziamento del “bando Montalcini” rivolto ai ricercatori. Una misura che Manuela Ghizzoni giudica «positiva». Pur invitando il presidente del Consiglio ad andare oltre e varare «un più ampio e generale piano straordinario di reclutamento per l'universita' e gli enti di ricerca, rivolto a coloro i quali, a dispetto di tutto, hanno tenacemente resistito e continuato a insegnare e fare ricerca nel nostro Paese». Anche perché - aggiunge - per effetto del blocco del combinato disposto pensionamenti/blocco del turnover gli atenei hanno perso circa 10mila unità di personale.

Ricercatori e medici
Se un intervento strutturale sui ricercatori ci sarà è più probabile che arriverà con uno dei provvedimenti successivi con cui - per usare la formula di Francesca Puglisi (Pd) - «restituire ossigeno agli atenei in termini di risorse e di maggiore autonomia». Anche se un primo segnale su questo punto potrebbe già arrivare in stabilità. In sede di proposte, anche durante il primo giro di tavolo ieri in Cdm , la ministra Stefania Giannini avrebbe chiesto di avere un “occhio di riguardo” innanzitutto per il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo). La proposta del Miur prevederebbe, da un lato, l’annullamento del cosiddetto “taglio Tremonti” grazie a un recupero di 150 milioni nel 2016 (190 nel 2017 e 200 nel 2018) e, dall'altro, vedrebbe cambiare i criteri per l'attribuzione della sua quota premiale. Non più 3/5 sulla base della valutazione della ricerca pesata dall'Anvur con la Vqr e 1/5 sulla base di quella delle politiche di reclutamento, bensì 3/5 sulla base di queste due voci messe insieme e un quinto sulla base dei risultati della didattica. Gli stessi atenei porterebbero a casa anche una maggiore flessibilità sugli ordinamenti didattici e l'addio al limite del turnover al 60% per le assunzioni dei ricercatori di tipo «a» (gli unici cioè che possono accedere alla docenza). Fermo restando che tali incrementi di organico andranno conteggiati nell'ambito delle spese per il personale e il reclutamento. Buone notizie all’orizzonte inoltre anche per i giovani medici. Si punta infatti a incrementare le borse per gli specializzandi grazie all'aggiunta di 57 milioni nel 2016, 86 nel 2017 e 126 per il 2018. Propositi, questi e altri, su cui l'ultima parola spetterà come detto al Mef e a Palazzo Chigi.

Il “pacchetto” scuola
Nella stabilità 2016 ci dovrebbero essere pochissime norme sulla scuola, visto il varo della riforma Renzi-Giannini. Sicuramente non troverà spazio l’atteso restyling dell’esame di maturità, con la modifica alle commissioni d’esame. L’intera materia verrà affrontata in sede di attuazione dell’apposita delega contenuta nella legge 107. Si dovrebbe invece tornare indietro su una norma varata con la stabilità 2015. In quella sede si sancì il divieto di conferire supplenze brevi anche per i primi 7 giorni di assenza dei collaboratori scolastici. La stabilità 2016 potrebbe superare questo divieto (resterebbe, quindi, solo per le supplenze del personale docente per il primo giorno di assenza). Il nodo però è il costo: la disposizione riferita ai soli collaboratori scolastici porta un risparmio stimato dal Miur di circa 30 milioni di euro, che vanno coperti. Il Miur, da quanto si apprende, procederà a una nuova razionalizzazione del proprio bilancio, tagliando 355,5 milioni (una somma inferiore al contributo richiesto dal governo a ciascun dicastero). Si dovrebbero prendere le giacenze inutilizzate. Nel mirino del taglio finirebbero circa 177 milioni di risorse destinate a incrementare i fondi contrattuali stanziati per le iniziative dirette a valorizzazione e sviluppo professionale della carriera del personale della scuola (qui resta da vedere la reazione dei sindacati). Probabilmente, saranno tagliati anche 60 milioni di euro “inutilizzati” per le supplenze al momento del passaggio al differente sistema di pagamenti introdotto dal dl 78 del 2010. Nel mirino potrebbe finire ancora una volta la ex legge 440: qui si starebbe pensando di “alleggerirla” di 32 milioni di euro nel 2016. Si dovrebbe ridurre il cosiddetto «Fondo Fioroni», cioè soldi che il Miur destina alle spese dell’amministrazione per i sistemi informatici.


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