Studenti e ricercatori

Le fondazioni universitarie protagoniste della terza missione: «Vanno incluse nel riparto del Ffo»

di Marzio Bartoloni

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Le fondazioni universitarie proseguono il loro cammino a fianco degli atenei e diventano sempre più importanti nel potenziamento della terza missione, seminando e facendo germogliare frutti importanti su più fronti: da quello della ricerca e della formazione agli incubatori di impresa, dal placement al trasferimento tecnologico fino ai progetti nel sociale. A fare un bilancio su questa piccola galassia accademica - oggi si contano 19 fondazioni soprattutto al Centro Nord, ma in continua crescita - è stato l’incontro a Roma organizzato dall’università Tor Vergata guidata da Giuseppe Novelli. Un’occasione per parlare di un possibile “tagliando” per questi organismi così come della possibilità di «valutare finalmente le loro attività in occasione del riparto dei fondi», come suggerisce il presidente della Conferenza nazionale delle fondazioni universitarie Ferdinando Di Orio.

Un tagliando dopo oltre 15 anni
Nell’incontro organizzato dall’ateneo romano di Tor Vergata lo scorso 8 ottobre presso la sede di villa Mondragone sono emersi spunti e suggerimenti per fare un tagliando a questi organismi di diritto privato che operano sotto il controllo delle università e che ormai rappresentano un ponte con il territorio e con le imprese. La loro nascita risale alla manovra del 2001 (articolo 59 comma 3 della legge 388/2000) che introdusse appunto - allora tra una pioggia di critiche che agitavano lo spettro della privatizzazione degli atenei - la possibilità per le università di costituire fondazioni di diritto privato con la partecipazione di enti e amministrazioni pubbliche e soggetti privati. Con un successivo decreto (il Dpr 254/2001) furono poi stabiliti criteri e modalità per la loro costituzione definendo le relative tipologie di attività.Oggi le 19 fondazioni attuali (una quindicina aderiscono alla Conferenza nazionale: L’Aquila, Modena, Salerno, Pescara, Teramo, Milano “Bicocca”, Inuit Tor Vergata, Cà Foscari, Bologna, Politecnico di Milano, Iulm Milano, Iuav Venezia, Sapienza di Roma, Cueim Crt) si muovono su più fronti: dal fundraising alla ricerca applicata, dal trasferimento tecnologico alla formazione, dagli incubatori di impresa al placement. E la loro presenza ha sicuramente rafforzato l’autonomia degli atenei e il loro campo d’azione, anche se molto resta da fare come è stato sottolineato durante l’incontro a Tor Vergata.

Di Orio: «Integrare le fondazioni nel sistema universitario»
«Oggi l’esperienza delle fondazioni universitarie è fatta di molte buone pratiche che però non devono più rimanere isolate ma devono essere integrate e far parte del sistema universitario», così la pensa il presidente della Conferenza nazionale delle fondazioni universitarie, Ferdinando Di Orio. Che sottolinea come oggi le fondazioni abbiano costruito un dialogo costante con le imprese - «abbiamo siglato protocolli con Confindustria, la Cna e la Lega delle cooperative», ricorda Di Orio - proprio per valorizzare quello che è il cuore della terza missione: «Sviluppare l’economia della conoscenza». Ma per il presidente della Conferenza nazionale delle fondazioni universitarie è ora che questi organismi «siano riconosciuti per i compiti e le funzioni che svolgono e siano dunque più integrati». Come? «In occasione del riparto del Fondo di finanziamento ordinario delle università il ministero - spiega Di Orio - dovrebbe tener conto nelle valutazioni anche le attività e i risultati ottenuti dalle fondazioni»


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