Studenti e ricercatori

R&S solo nel 9% delle imprese, un quarto lo fa alleandosi con atenei ed enti di ricerca

di Mar.B.

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Solo il 9% del totale delle imprese italiane scommette su ricerca e sviluppo e più o meno un quarto di queste lo fa al di fuori dell’azienda, attraverso rapporti con università, centri di ricerca e altre imprese. Tra le imprese che si affacciano per la prima volta a questo tipo di investimenti e attività, inoltre, la dimensione media è di 12 addetti.Ma non mancano le difficoltà, a cominciare dall’accessibilità al credito che rappresenta un ostacolo ancora molto forte.

L’incontro al Cnr
Il quadro del rapporto tra ricerca e impresa è emerso in un incontro ieri al Cnr organizzato dalla struttura valorizzazione della ricerca del più grande ente di ricerca italiano a cui hanno partecipato diversi stakeholder. All’incontro, aperto dal presidente dell’ente Luigi Nicolais, il presidente del centro studi monitoraggio economia e territorio, Raffaele Brancati, ha parlato di «un sistema fortemente eterogeneo, in cui l'articolazione della domanda delle imprese presenta differenze molto marcate». «Alcune -ha evidenziato Brancati- non hanno mai fatto ricerca e intendono avviarla, altre vogliono irrobustire le attività innovative, c’è chi svolge ricerca e intende affacciarsi sui mercati internazionali, chi vuole investire in ricerca e sviluppo per consolidare le proprie posizioni competitive». In questo contesto, segnato però da sostanziali novità normative che sono state illustrate dai ministeri dello Sviluppo economico e dal Miur, il Cnr gioca un ruolo di primo piano. «Il Cnr con i suoi sette Dipartimenti - ha ricordato Alberto Silvani, responsabile della Struttura valorizzazione della ricerca del Cnr - possiede un portafoglio di circa 450 titoli attivi, tre quarti dei quali consistenti in brevetti concessi o richiesti: sempre tre brevetti su quattro godono di tutela all’estero e circa un quarto è interessato da concreti processi di valorizzazione, che hanno portato ad una crescita dei ritorni economici del 30% nell'ultimo anno». A questo si aggiungono «oltre 1.600 partner, la maggioranza dei quali imprese, collaborano con il Cnr attraverso accordi e partecipazioni, spesso anticipando contratti che generano innovazione», ha aggiunto Giovanni De Simone, responsabile degli accordi e delle partecipazioni societarie dell’Ente.

Le nuove misure
«Le nuove opportunità offerte dagli strumenti attivati in queste settimane dal Mise, dagli incentivi fiscali sulla ricerca al contributo ai brevetti fino al patent-box e più in generale dall’azione di governo in materia di ricerca e innovazione, - ha sottolineato il direttore generale Paolo Annunziato - trovano quindi nel Cnr un terreno favorevole, sia rispetto ai contratti di ricerca e di trasferimento tecnologico, già cresciuti negli ultimi anni, sia nei confronti degli accordi e della presenza attiva nelle società partecipate». Annunziato ha rimarcato, «lo sforzo resta quello di favorire effettive occasioni di incontro, come avvenuto con il Patto con Confindustria, nei cui eventi sono state coinvolte 1.200 aziende». Nel corso del dibattito, infine, è stato presentato il Cnr Innovation Mall, una piattaforma attraverso cui imprese e stakeholder sottometteranno i propri problemi tecnologici ai quali la rete scientifica del Cnr può rispondere fornendo soluzioni innovative, aumentando così l'efficacia nelle azioni di trasferimento. Illustrata dal responsabile Andrea Viticoli, la piattaforma è risultata tra i progetti vincitori del premio per l’Innovazione del 2013 e sarà operativa a partire dal 2016.


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