Studenti e ricercatori

Lavoro, quando il curriculum conta più della scuola di provenienza

di Luisa Benfatto


“Bocconiano con lode? Domani venga al colloquio”. Capita spesso che in molte aziende internazionali il primo screening dei curriculum avvenga con la sola valutazione del prestigio dell'ateneo di provenienza e del punteggio ottenuto. Il risultato di queste scelte, se ne è accorta anche la società di consulenza Deloitte, è che scartando i candidati dal percorso formativo alternativo, gli assunti siano troppo simili. Stesso contesto familiare medio alto, uguali i risultati accademici, buoni voti in tutti gli esami e mai fuori corso, come pure le esperienze extracurriculari.
Per questo Deloitte con la collaborazione di Rare Recruitment, società di HR specializzata nel reclutamento di personale con alto potenziale ma non “conforme”, assumerà 1500 collaboratori attraverso interviste cieche, dove l'ateneo dove si sono raggiunti i titoli accademici, verrà svelato solo dopo che il cacciatore di teste formalizzerà l'offerta economica per quella posizione. In questo modo i pregiudizi inconsci verso chi non ha potuto frequentare scuole di élite dovrebbero essere eliminati. Oltre a questo l'azienda, come molti altri uffici legali inglesi, adotterà un nuovo algoritmo di analisi dei cv che si basa sui big data che valuta i punteggi dei diplomi di laurea secondo modelli non standardizzati: banalizzando, un otto a Stanford avrà un valore superiore a un dieci a Oxford poiché in quest'ultima il massimo voto è più facile da ottenere o le medie sono più alte.
David Sproul, senior partner e amministratore delegato della sede di Londra, ha dichiarato: «Il nostro obiettivo è fornire il miglior servizio possibile e avere un impatto sui nostri clienti, abbiamo quindi bisogno di innovare e per farlo dovremmo assumere persone che la pensano in modo diverso e che provengono da un background sociale differente».
Deloitte non è l'unica società ad aver scelto questa strada, anche i concorrenti EY e PwC stanno modificando i criteri di ingresso dei laureati al fine di attrarre una gamma più ampia di giovani da formare. Il “think different” adottato da Steve Jobs e dalle aziende di tecnologia, la cui mission è l'innovazione, sta dunque diventando un modello anche per le imprese più tradizionali. Se ne è accorta anche la Nike il cui ultimo spot “Last” è dedicato agli ultimi che, come si vede nel video, sono i maratoneti che tagliano il traguardo mentre il palco delle premiazioni è già smontato e gli spazzini puliscono le strade. Il claim “Chiunque può diventare un runner. Tutto quello che devi fare è cominciare a correre” può valere dunque anche per tutti quei ragazzi dal curriculum atipico che non hanno avuto la possibilità di frequentare le “scuole giuste” e che solo per questo prima venivano scartati


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