Studenti e ricercatori

Rientro dei cervelli: doppia corsia per i bonus fiscali

di Sergio Nava

Melius abundare quam deficere: con questa logica il legislatore sembra aver interpretato la necessità di stimolare il rientro dei talenti dall’estero, al punto da aver portato a due le norme in vigore in materia di benefici fiscali dedicati ai cosiddetti “controesodati”. In aggiunta alla nota legge 238/10(Controesodo), è appena stata approvata una seconda norma, animata da propositi simili, ma con caratteristiche differenti. Anche per questo è importante sapersi orientare.

Il nuovo bonus
Proviamo a fare il punto, nell’ottica di un espatriato che oggi intendesse tornare nel nostro Paese: l’articolo 16 del decreto legislativo per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese (n. 147 del 14 settembre 2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.220 del 22 settembre che entrerà in vigore il 7 ottobre) garantisce un bonus fiscale pari al 30%, in termini di riduzione del reddito imponibile. Non sono previsti limiti di età, ma di livello di istruzione: occorre avere almeno una laurea alle spalle, e rivestire «una qualifica per la quale sia richiesta alta qualificazione o specializzazione». È stata prevista pure una soglia minima temporale: aver risieduto all’estero per almeno cinque anni, prima del ritorno nella Penisola. La norma viene definita “regime speciale per lavoratori rimpatriati”: si applica per un quinquennio.

La legge Controesodo
Animata da una filosofia analoga, ma con declinazioni pratiche diverse, la più nota legge Controesodo, operativa nei fatti dal 2011, dopo un lungo iter di emanazione dei decreti attuativi.In questo caso è prevista una precisa soglia di età: la legge si applica ai nati dopo il primo gennaio 1969. La 238/10 abbraccia una platea professionale più ampia, menzionando tra i beneficiari sia i lavoratori dipendenti, sia i lavoratori autonomi che gli imprenditori, mentre la norma approvata a luglio parla solo di «redditi da lavoro dipendente». La vera differenza tra le due normative risiede nel’entità del bonus fiscale: la legge Controesodo calcola come reddito imponibile il solo 20% per le donne e il 30% per gli uomini. L’incentivo è quindi ribaltato e decisamente più alto, rispetto al 161-bis: 80% per le donne e 70% per gli uomini (contro il 30% della nuova norma). Infine, i requisiti per accedere ai benefici fiscali della legge -in termini di residenza all’estero- sono meno stringenti: bastano due anni oltreconfine. Identici invece quelli formativi: occorre avere almeno una laurea, nel proprio carnet di studi.

Il confronto
A conti fatti, quindi, la norma appena approvata conviene attualmente solo in due casi: ai nati prima del 1969, esclusi invece da Controesodo (in termini di bonus fiscale, la legge 238 rimane più allettante). E conviene in termini di durata dei benefici: cinque anni di bonus, contro i tre di Controesodo. C’è un solo problema: la legge 238/10 ha una data di scadenza già scritta, il 31 dicembre 2017. Dopodichè - senza ulteriori proroghe - resterà in vigore solo la nuova norma. «Entro il 2017 raggiungeremo l’obiettivo di diecimila “controesodati” grazie alla legge» rivendica Guglielmo Vaccaro, deputato del Gruppo Misto e promotore, con Alessia Mosca, della 238/10. Vaccaro è critico in merito alla norma approvata a luglio: «Genera confusione, inoltre eroga incentivi fiscali inferiori. Servirà un buon commercialista per orientarsi…». «La nuova norma si aggancia al termine di Controesodo per garantire continuità», precisa invece il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba (Pd).