Studenti e ricercatori

Giannini: «Per l’università nessuna riforma, ma interventi su ricercatori e diritto allo studio»

di Mar.B.

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Nessuna riforma dell’università all’orizzonte, ma - come anticipato da Scuola24 - riflettori puntati su alcune “politiche” che la riguardano come il diritto allo studio, il reclutamento dei ricercatori e la valorizzazione dell’eccellenza. Lo ha spiegato ieri il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, parlando del futuro dell'università italiana. «Non stiamo parlando di una riforma dell'Università - ha puntualizzato, parlando con i cronisti a margine di un incontro alla Luiss - ma stiamo riflettendo su politiche per l’istruzione superiore, che diano al paese e al suo sistema universitario - che è ottimo - le parole che mancano». «L’università - continua il ministro - ha una riforma recentissima, la stiamo monitorando e credo che non ci sia bisogno di fare una riforma architettonica».

Per il ministro dunque non c’è bisogno di nessuna legge sulla Buona università, ma «c'è da capire cosa manca e cosa si può migliorare per rendere i nostri studenti competitivi a livello internazionale e per valorizzare l'eccellenza». In particolare, «serve un diritto allo studio che sia veramente tale. C'è un quarto del paese - ha osservato - che oggi non riesce ad assegnare le borse di studio in base al merito o perché manca un po’ di budget o perché il sistema di finanziamento affidato alle regioni si è rivelato fallimentare». Bisogna quindi assicurare «più risorse e un sistema che funzioni». Tra le altre cose, serve «un reclutamento di ricercatori strutturale e non legato a misure straordinarie. Oggi abbiamo 29-30 mila ricercatori, 3,2 ogni mille abitanti quando la media europea è 5,4. La ricerca si fa da giovani e con i giovani, se non si avvia un flusso saremo sempre un passo indietro». E poi bisogna «essere rigorosi» sulla valutazione dei risultati. «Il mondo dell'università - ha concluso - sta avviando il dibattito al suo interno per capire le richieste da fare al governo e i punti di policies su cui concentrarci. In generale il sistema ha un livello medio molto buono, ma ci manca la possibilità di valorizzare l'eccellenza. Abbiamo Oxford e Cambridge ma non c'è nella percezione diffusa nazionale e internazionale la Oxford e la Cambridge. Dobbiamo svincolare l’università da troppi lacci burocratici, liberalizzare alcuni processi ed essere sempre rigorosi sulla valutazione dei risultati. Però di riforma non si è parlato».


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