Studenti e ricercatori

Puntano su Ingegneria o Statistica e scelgono il Nord: l’identikit dei laureati cinesi in Italia

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Secondo i dati del consorzio Almalaurea nel nostro Paese su cento laureati di lingua straniera l'11% arriva dall'Asia. Oltre il 40% è «molto soddisfatto» delle nostre università

I laureati stranieri, secondo i dati dell'Anagrafe Nazionale degli Studenti, che nell'anno accademico 2013/2014 hanno scelto gli atenei italiani per portare a termine un percorso di studi universitario sono poco meno del 4%, circa 1mila. Il rapporto evidenzia come tra i più rappresentati vi siano gli studenti cinesi. Su cento laureati di cittadinanza straniera l'11% è cinese: una percentuale che cresce di anno in anno (solo cinque anni fa erano il 4,5%). Tra gli atenei più gettonati troviamo quelli del Nord: in particolare, oltre due terzi ha scelto un ateneo in Lombardia, Emilia Romagna o Piemonte.

L'identikit dei laureati cinesi
In base ai dati del più recente Profilo dei laureati, AlmaLaurea analizza, rispetto al complesso dei giovani stranieri che scelgono di conseguire il titolo accademico nelle università italiane e agli stessi studenti italiani, le performance di studio dei laureati cinesi.
Emergono così alcune delle loro specificità: non solo una maggiore presenza di laureati di genere maschile (il 43% contro il 38,5% e il 40% registrato rispettivamente tra laureati stranieri e il complesso dei dottori), ma anche di giovani provenienti in media da contesti famigliari più favoriti dal punto di vista sia culturale che economico. Il Profilo mostra infatti che il 27% dei laureati cinesi ha entrambi i genitori in possesso di un titolo di laurea (è il 19,5% per i colleghi stranieri e l'11% del totale) e il 32% ha alle spalle uno status economico elevato (in entrambi i casi è il 22%).
Inoltre, i laureati cinesi conseguono frequentemente il titolo nei tempi previsti dagli ordinamenti (48%, contro il 45% registrato tra gli stranieri e nel complesso) e durante gli studi universitari usufruiscono in maggior misura di una borsa di studio (62%, contro il 57% e 22%). Infine il 55% ha svolto tirocini formativi (è il 56% e il 57%, rispettivamente).
Ma che percorsi scelgono? Tra gli ambiti disciplinari più gettonati ci sono gli indirizzi di ingegneria (25%) e del gruppo economico statistico (24,5%), seguiti da architettura (14%). Un 10% opta invece per un percorso letterario.

Il loro giudizio sull'università italiana
Gli studenti cinesi sono complessivamente più soddisfatti dei loro colleghi del percorso di studi intrapreso: il 44% lo è decisamente, a fronte del 39,5% registrato dai laureati stranieri e il 33% del totale. In quest'ottica il rapporto con i docenti gioca un ruolo decisivo: ne è decisamente soddisfatto la metà dei laureati cinesi contro rispettivamente il 32% e il 20%.
Positiva e superiore alla media anche la valutazione sulle strutture messe a disposizione dell'ateneo: aule, postazioni informatiche e biblioteche. A tal punto che il 78% dei laureati cinesi, potendo tornare indietro, si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso di studi nel medesimo ateneo o, tutt'al più, optando per un altro corso dello stesso ateneo.
«In generale - spiega la neodirettrice di AlmaLaurea, Marina Timoteo, professore di Diritto comparato e Direttore dell'Istituto Confucio all'Università di Bologna - la formazione impartita dalle università straniere è altamente considerata in Cina. Questa considerazione è, in generale, maggiore per le università americane e inglesi. Come dice l'indagine, l'Italia, oltre che per le discipline artistiche, è apprezzata per gli indirizzi di ingegneria (e qui è soprattutto in settore dell'automotive che attira), economico statistico e di architettura».

Le prospettive di studio
Oltre la metà dei laureati cinesi (54%) dichiara la propria intenzione di proseguire gli studi, anche se in misura inferiore rispetto al complesso dei laureati (64%). In particolare il 25% punta al conseguimento di un titolo magistrale, il 12% al dottorato di ricerca e il 5,5% a un master universitario.

Le prospettive di lavoro
In merito alle scelte professionali future gli studenti cinesi si mostrano decisamente più «abbottonati» dei loro colleghi, sia stranieri che italiani. Un atteggiamento che si riscontra ad esempio analizzando la disponibilità a lavorare secondo diverse tipologie contrattuali: il contratto a tempo indeterminato è considerato un aspetto rilevante nella scelta del lavoro solo per 51 laureati cinesi su cento, contro l'82% degli stranieri e il 90,5% di tutti i laureati! E non è che rispetto ad altre forme contrattuali si sbilancino di più.
Inoltre, dichiarano una minor disponibilità a lavorare sia nella propria provincia di residenza (38% dei casi, contro il 59% registrato sul complesso degli stranieri e il 70% a livello generale), che in uno stato europeo (44% contro 62% e 48%) o extraeuropeo (37% contro 48% e 36%).
«I giovani cinesi che studiano all'estero sono meno legati al tema della stabilità del posto di lavoro- precisa la Timoteo-. In generale, le nuove generazioni cinesi, figlie della globalizzazione, sono espressione di una mentalità più aperta e flessibile in relazione al luogo, alla tipologia, all'inquadramento giuridico del lavoro che andranno a svolgere».


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