Studenti e ricercatori

In 10 anni 120 provvedimenti: atenei in cerca di semplificazione

di Benedetta Pacelli

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Oltre 120 provvedimenti legislativi per il sistema universitario in soli 10 anni. A fronte di finanziamenti al lumicino e di meccanismi farraginosi che hanno imbrigliato gli atenei come qualsiasi amministrazioni pubbliche. La denuncia, solo una delle tante provocazioni destinate alla politica, è arrivata durante il XIII Convegno annuale Codau (Convegno dei Direttori generali delle Amministrazioni Universitarie) che si è svolto dal 17 al 19 settembre a Desenzano, sul tema “Dalla Legge 240 alla “nuova” Università”, dove le diverse rappresentanze del mondo universitario hanno concordato su un principio: basta con il rigore, l'università ha bisogno di risorse e soprattutto di un preciso indirizzo politico a lungo termine.

Una riforma dietro l’altra
Il sistema universitario, è stato infatti ricordato durante l'incontro, è stato interessato da riforme di vasta portata negli ultimi 15 anni, la cui attuazione si è risolta in un'’iper-regolazione di difficile leggibilità. Non solo, perché è stato chiesto un rigore che ha impegnato le strutture tecniche e il personale accademico, che hanno dovuto assolvere a pesanti oneri organizzativi e funzionali spesso di natura burocratica. Il tutto senza poter disporre di risorse aggiuntive, né finanziarie né umane (basti pensare al blocco delle assunzioni). «Questo Stato - ha provocato Andrea Lenzi presidente del Consiglio universitario nazionale - deve dirci se considera il sistema universitario una parte fondamentale del sistema paese oppure se vuole farlo morire. Perché nel primo caso è tenuto ad attuare una seria programmazione politica, fatto di risorse, di reclutamento e di qualità. Il che significa per esempio differenziazione tra gli atenei in funzione delle realtà territoriali, creazione di una cabina unica di regia per la ricerca scientifica e specializzazione del personale tecnico amministrativo».

La richiesta di autonomia
Al di là di ogni ragionamento, ha rincarato la dose Cristiano Nicoletti presidente del Codau, c’è poi il tema dell'autonomia, faticosamente conquistata alla fine degli anni ’80 e, gradualmente persa di nuovo, proprio con le recenti riforme. «All’università - ha precisato ancora - dovrebbe essere riaffidata quell'autonomia decisionale che al pari di una pubblica amministrazione, intesa in senso stretto, fatica ad avere. La libertà di insegnamento e di ricerca non deve rimanere intrappolata in meccanismi farraginosi che non permettono al sistema universitario di poter operare. Serve insomma una sburocratizzazione del sistema e una sua complessiva semplificazione».

Le politiche di reclutamento
La rivoluzione portata dalla 240/2010 ha riguardato accanto al tema del reclutamento, anche un profondo riassetto della governance a partire dall’introduzione, per la prima volta, di una competenza manageriale fra gli organi dell’università. In questo senso si è inserita la figura del direttore generale che ha scardinato ruoli di potere da tempo consolidati. «Non sempre però - ha chiuso Sergio Pecorelli, rettore dell’università degli studi di Brescia Health&Wealth - si è compreso che la titolarità del potere di gestione amministrativa nelle mani del direttore generale poteva e doveva rappresentare l’occasione, per l’accademia, di riappropriarsi del suo ruolo più specifico che è quello, cioè, di fare didattica e ricerca».


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